PASCALONE E' NOLA
matrimonio
matrimonio
pupetta anni 80
Film La Sfida
corso novara
Pascalone e amici
Pascalone e zio Giovanni Simonetti
Esposito e Pascalone

PASCALONE 'E NOLA

Simonetti Francesco Pasquale nato a Palma Campania il 26-2-1926, morto per sopravvenuta emorragia agli Incurabili a Napoli il 17-7-1955. Fu operato in seguito ad una ferita all'addome e all'avambraccio il giorno 16-7-1955 dopo uno scontro a fuoco in Corso Novara a Napoli. Sposato con Maresca Assunta (Pupetta) il 27-4-1955 a Castellammare di Stabia . Dal loro matrimonio e' nato Pasquale (alias Pasqualotto) nel 1955,  scomparso e mai ritrovato dal 1975. Commerciante di frutta, per la sua imponente "mole" fisica fu soprannominato al secolo Pascalone e' Nola . Purtroppo questa attivita' lo porto'per farsi rispettare, a divenire un guappo", la sua notorieta' nella "malavita" era nota ovunque, tanto da divenire un mito. A Pascalone e' ispirato un Film di Francesco Rosi La sfida . Ma cio' gli comporto' anche invidia e gelosia e quindi nemici, che gli furono fatali. Pascalone era Figlio di Salvatore Simonetti e Giulia Santaniello. Salvatore Simonetti era figlio di Pasquale Simonetti detto o'carrese (in arte)nel 1800.

Questa fu  la sua diramazione genealogica:

Simonetti Salvatore 19-3-1882 di Pasquale e Regina Salvati
Simonetti Pasquale 7-12-1848 di Eugenio e Michela Amodeo
Simonetti Eugenio 14-10-1823 Palma di gaspare Ottavio e Rosa Grasso
Simonetti Gaspare Ottavio 4-3-1788 Palma di eugenio e rachela Ferraro
Simonetti Eugenio 9-6-1753 Palma di Pasquale e Giovanna Mascia
Simonetti Pasquale
7-2-1729 di Gennaro Francesca Carrella
Simonetti Sabato 1732 di Gennaro e Francesca Carrella
Simonetti Gennaro 26-12-1685 di Mattia e Prudenzia De Manzi

 

Pascalone ’e Nola ,così morì un guappo

NOLA. Il 17 luglio di 50 anni fa, Pupetta Maresca aveva appena 18 anni. E, dopo appena ottanta giorni di matrimonio, era già vedova. Vittima, come il marito Pasquale Simonetti detto «Pascalone ’e Nola», della spietata legge della camorra. Una camorra diversa dall'attuale: quella «rurale», che viveva di mediazioni e interventi nei mercati ortofrutticoli sulla produzione contadina della provincia tra Nola, Pomigliano, Giugliano, Scafati, Pagani, Marano. Allora gli «uomini di rispetto» si chiamavano Simonetti, Antonio Esposito, Alfredo Maisto, Francesco Antonio Tuccillo. Erano gli anni ’50. E Pasquale Simonetti riusciva a guadagnare 100 lire su ogni quintale di patate venduto al mercato di Nola. Era uno dei «presidenti dei prezzi». Se ogni giorno al mercato si commerciavano circa 40mila quintali di patate, è facile il conto sui suoi guadagni. Simonetti si faceva rispettare e già nel 1952 si era scontrato con i Maisto. I due gruppi si affrontarono a colpi di pistola nelle strade di Melito. Ma i contrasti maggiori «Pascalone ’e Nola» li aveva con Antonio Esposito, detto «Tatonno ’e Pomigliano», produttore di frutta secca e in buoni rapporti con i politici, tanto che al suo funerale si disse che ben dodici deputati inviarono corone di fiori. Tra Esposito e Simonetti la tensione era sempre alta e i dissidi sui guadagni delle mediazioni vennero più volte sedati dall’intervento di Tuccillo. C’erano oltre 500 invitati al matrimonio di Pupetta Maresca con Pasquale Simonetti. Lei era già incinta di tre mesi, da poco diciottenne ed erede della famiglia malavitosa dei «Lampetielli» di Castellammare. Un matrimonio in grande stile. Ottanta giorni dopo, la tragedia. La mattina del 16 luglio 1955, «Pascalone ’e Nola» era in corso Novara, nei pressi del mercato ortofrutticolo, quando incrociò Gaetano Orlando, detto «Tanino ’e bastimento», figlio di un ex sindaco di Marano e considerato amico di Antonio Esposito. Nella «camorra rurale», una precedenza, un saluto in pubblico erano sintomo di rispetto, di considerazione, di supremazia. I due sguardi si incrociarono e Simonetti alzò la voce: Orlando non lo aveva salutato, un affronto duro da digerire per un «presidente dei prezzi». La risposta fu sprezzante: «E tu saresti Pascalone ’e Nola?». Il resto lo fecero le pistole. Orlando sparò, colpendo Simonetti all’addome. Al processo, «Tanino ’e bastimento», morto per cause naturali qualche anno fa, dichiarò di aver sparato per legittima difesa e che anche Simonetti era armato. Verità poi riconosciuta dopo un lunghissimo iter giudiziario. Raccontò Pupetta Maresca: «Corsi subito all'ospedale Incurabili dove l’avevano portato. L’avevano operato, ma era subentrata la peritonite. Mi rincuorava e mi fece il nome di Esposito come mandante della sparatoria. Pascalone era il mio principe azzurro e io volevo che si facesse giustizia, ma la giustizia voleva prove, prove, prove». Pasquale Simonetti morì in ospedale il 17 luglio. Ottanta giorni dopo, il 4 agosto, nel bar «Grandone», zona stazione di Napoli, la moglie affrontò il presunto mandante della morte di «Pascalone». Sparò e uccise Antonio Esposito. Finì in carcere e venne graziata nel 1965. Il figlio, Pasquale junior, nato in carcere, scomparve nel nulla nel gennaio del 1974. A 18 anni. Una maledizione. Oggi la Maresca vive in costiera sorrentina, il suo ex convivente Umberto Ammaturo, da cui ha avuto altri due figli, è collaboratore di giustizia. Ma la vicenda di 50 anni fa, cui Francesco Rosi si ispirò per il film «La sfida», fa ormai parte della storia della camorra.

GIGI DI FIORE - IL MATTINO 17 LUGLIO 2005

      "FRASE FAMOSA

(a un ragazzo che , dopo averla compromessa , non voleva piu' sposare la propria fidanzata) disse:

«Giuvino',debbo spendere centomila lire per voi. Le volete in contanti come regalo di nozze, o in fiori sul carroda morto?»                                "Pascalone 'e Nola"

 

di Pasquale Colletta

Ad esempio, possiamo dire con certezza che la camorra è stata posta ai margini del consiglio comunale. Non abbiamo più esponenti politici che fanno i padrini della camorra. Non posso mai dimenticare le nozze di Pascalone di Nola con Pupetta Maresca. Era il 1957, c'erano testimoni d'eccellenza: uno si chiamava Giovanni Leone e l'altro Silvio Gava. Questo per ricordare un po' di "storia". Barbagallo ha citato Cordova.

   IL FILM   

La sfida

 Titolo originale: La sfida  Nazione:Italia
Anno: 1957
Genere: Drammatico
Durata: 93'
Regia: Francesco Rosi

Cast: Elsa Valentino Ascoli, Tina Castigliano, Pasquale Cennamo, Decimo Cristiani, Elsa Fiore, Rosanna Schiaffino, Nino Vingelli.
Produzione: Franco Cristaldi
Distribuzione: Lux Film
Data di uscita: 1958

Trama:
Un giovane napoletano, Vito Polara, ambizioso e impaziente, cerca di fare il grande salto verso la ricchezza avvicinandosi a importanti figure mafiose. Ma la sua intraprendenza sarà anche la sua rovina.

 

Gli schiaffi di Pascalone a Lucky Luciano

Quando era ormai in declino, ad Agnano dove Lucky Luciano andava a giocare ai cavalli, si presentò un personaggio folcloristico della camorra rurale dell'epoca, Pascalone 'e Nola, un uomo enorme. Lucky Luciano non era un uomo enorme e portava gli occhiali.
Pascalone 'e Nola andò da Lucky Luciano chiedendogli "l'onore" di giocare con lui. Luciano rifiutò rispondendo che non giocava mai con gli altri, ma sempre da solo. Pascalone insistette dicendo che lui non si poteva rifiutare, mentre Lucky Luciano era irremovibile nel suo rifiuto. Pascalone gli diede allora due schiaffi, con la sua mano "gigante", così forti da rompergli gli occhiali (Luciano aveva un forte problema alla vista).
Lucky Luciano, senza proferire alcuna parola, si chinò a raccogliere i vetri, li mise in un fazzolettino e se ne andò. Quella stessa sera a casa di Lucky Luciano, che abitava sul lungomare di Napoli, si presentarono gli uomini di Pascalone 'e Nola dicendo che gli mandava le sue scuse per quello che aveva fatto.
Lucky Luciano rispose molto tranquillamente che Pascalone non doveva scusarsi di nulla, visto che non era successo niente, secondo molti preoccupato di essere espulso anche da Napoli

Il Mattino di Napoli     19/11/1999   

Morto l’avvocato  Renato Pecoraro
OGGI I FUNERALI

È morto la scorsa notte, per un arresto cardiaco, l’avvocato Renato Pecoraro. Tra i più prestigiosi penalisti della storia forense, Renato Pecoraro aveva 78 anni, nato a Palma Campania, è stato - a 26 anni - sindaco della sua città. Si ritirò presto dalla vita politica per dedicarsi con passione e altissima professionalità all’avvocatura. Iscritto da oltre cinquant’anni all’Ordine degli avvocati di Napoli, è stato allievo di Giovanni Pansini e si è formato alla scuola di avvocati dello spessore umano e culturale di Vittorio Botti, Alfredo De Marsico e Adriano Reale. Pecoraro è stato protagonista dai banchi della difesa in processi passati alla storia: Pasquale Simonetti, detto Pascalone ’e Nola, Pupetta Maresca, l’omicidio del Pollastiello. I funerali si terranno oggi, alle 12, nella chiesa di San Pasquale a Chiaia. La Giunta della Camera penale ha espresso il proprio cordoglio, sottolineando che «Renato Pecoraro seppe coniugare il passato con il nuovo, inteso come scelta del dato tecnico su quello descrittivo, trasformando l’arringa in una dimostrazione geometrica».

 

Pupetta Maresca
di Ciro Discepolo

I capelli lisci, neri e corti, lo sguardo acceso e penetrante, il viso ombreggiato, un fazzoletto di leopardo annodato intorno al collo, le mani sui fianchi ... è il 13 febbraio 1982, e Pupetta Maresca, figura leggendaria che incarna un vissuto di amarezze e di sfortune, ha indetto una frettolosa conferenza stampa al Circolo della Stampa di Napoli. Ai giornalisti che si aspettano clamorose rivelazioni sul contrabbando delle sigarette o sul figlio scomparso e mai ritrovato, l'attuale pole position femminile della camorra campana detta, con fiamme negli occhi, un "avvertimento" per Raffaele Cutolo: "Deve lasciar stare me e i miei e sappia che se non lo fa sarò capace di sterminargli tutta la famiglia, compresi i bambini nella culla". Don Raffaele, dal canto suo, fa sapere che non ha nulla da rispondere a "chella femmena". E così l'episodio si chiude, incredibilmente, senza alcuna denuncìa d'ufficio da parte della magistratura per minacce di morte.Ma non è la prima volta, e non sarà l'ultima, che questo incredibile personaggio che sembra partorito dalla penna tragica di Salvatore di Giacomo, lascia tutti a bocca aperta. Non a caso la sua seconda dominante è Urano, angolare all'Ascendente (è nata a Castellammare di Stabia, vicino a Napoli, il 19 gennaio 1935, alle ore 11). Urano all'Ascendente è un segno di grande instabilità esistenziale, e finisce per colorare sempre, con tanti colpi di scena, i destini di chi ospita questa posizione nel proprio cielo di nascita. La storia di Assunta Maresca (pupetta o pupatella vuol dire bamboletta, bambina particolarmente graziosa) comincia quando la ragazza aveva sedici anni e vinse un concorso di miss locale: era di una bellezza selvaggia, tipicamente meridionale, fatta soprattutto di tinte scure (occhi, capelli, pelle). Fu così che un uomo perse la testa per lei: era Pasquale Simonetti, già noto come Pascalone 'e Nola, una montagna, fisicamente e camorristicamente (la sua temerarietà lo spinse perfino a schiaffeggiare Lucky Luciano all'ippodromo di Agnano). Correva l'anno 1955, un anno tragico nella biografia di Pupetta Maresca che col transito di Urano su Luna e Plutone di nascita, in quarta Casa, opposto al Sole e quadrato a Urano natale, dava il via al suo movimentatissimo destino che, come vedremo adesso, è stato segnato, nelle sue tappe più importanti, proprio dai transiti di Urano. Dunque il feuilleton relativo a questo passaggio previde: il primo premio nel concorso di bellezza, il matrimonio, una gravidanza, l'omicidio del marito da parte di camorristi rivali e la vendetta della nostra che, a sua volta, uccise il presunto sicario del consorte. Quindi il processo e il carcere. Tutto questo avvenne tra la primavera e l'autunno del 1955. Il conseguente studio del passaggio di Urano in quel periodo, sul tema del soggetto, vada a beneficio di chi ancora crede che Urano sia un sasso che orbita sulle nostre teste. Il bambino nacque nel carcere di Poggioreale e fu chiamato Pasqualino. Le tappe successive vedono sempre protagonista Urano: 1965, Pupetta esce dal carcere mentre l'astro è sesquiquadrato a sé stesso; 1970, l'ottavo pianeta del sistema solare dà trigono a Venere di nascita e la Maresca si unisce al boss Umberto Ammaturo; gennaio 1974, Urano è nuovamente in una posizione eccezionale del suo cielo natale, a 27° in Bilancia, e cioè opposto a Urano radicale, quadrato al Sole e quadrato a Luna e Plutone: suo figlio scompare e non sarà più ritrovato. Come si può notare vi è un sinistro triangolo isoscele che governa il tema di nascita del soggetto: Urano al centro e Sole da una parte e Luna e Plutone dall'altra. È questo l'osservatorio privilegiato per cogliere i segni del destino di questo personaggio tanto ombreggiato per le connessioni con la malavita, ma a cui va anche un sentimento di solidarietà per il destino atroce che l'ha incontrata alla nascita. Probabilmente, se avesse studiato, se quel Marte in Bilancia, al Discendente, avesse fatto di lei un avvocato, forse non sarebbe quel che è oggi, ma così non è stato. Marte è la prima dominante del tema, perché angolare e perché signore dell'Ascendente. L'esperienza ci insegna che Marte in Bilancia, se dominante, può essere assai pericoloso, perché molto "infiammabile". Esso risulta pilotato da una forte sete di giustizia, intesa - naturalmente - secondo la propria ottica che, come accade spesso, può vedere più facilmente la pagliuzza nell'occhio dell'altro che la trave nel proprio. Quando tale posizione è sorgente (all'Ascendente) è facile aspettarsi violenza subita dal soggetto. Nel caso, invece, che è tramontante (al Discendente) si hanno, generalmente, aggressività verso gli altri, spirito guerrafondaio, valenze distruttive. È questo il nostro caso. Un altro protagonista di questo oroscopo è la morte. Essa, a nostro avviso, è visibile soprattutto nello stellium in undicesima Casa, che, come abbiamo avuto più volte occasione di dire, sarebbe in rapporto ai lutti, dividendosi il campo, non sappiamo ancora bene come, con l'ottavo settore. Quest'ultimo è abbastanza eloquente: Giove trigono a Luna e Plutone, è dispositore della ottava in settima. Il tutto si può leggere come morte del marito oppure come celebrità che viene dalla morte del marito, o come beni economici ereditati dal marito. Riguardo ai segni dobbiamo registrare l'opposizione dei luminari tra il Cancro e il Capricorno, tra la quarta e la decima Casa: un grande desiderio di privacy, di domestico, di tenerezze, "brutalizzato" dalla realtà (i valori di terra rappresentati appunto dal Capricorno e dalla decima Casa). La frattura profonda viene gestita con piglio arietino (l'Ascendente a 20°19') e con volontà uraniana (Urano congiunto all'As). Pupetta Maresca, per i tratti salienti del suo oroscopo e per le vicende travagliate della sua vita, appare soprattutto come una donna che vive in trincea, che deve gestire il quotidiano con il pugnale in bocca, che sa che la vita per lei è innanzitutto lotta, passioni, tragedie. E queste non sono finite: il 12 giugno 1982, pochi mesi dopo la famosa "dichiarazione", viene arrestato Umberto Ammaturo, secondo importante compagno della sua vita, e il 13 luglio finisce in carcere anche lei, sospettata dell'omicidio Semerari, il criminologo trovato decapitato. Sembra che anche la cabala le sia contro; il 17 luglio '55 le uccisero il marito, il 13 febbraio 1982 sfidò la Nuova Camorra e il 13 luglio 1982 viene arrestata per la seconda volta nella sua vita. A Umberto Ammaturo Pupetta Maresca ha dato due figli, due gemelli, Roberto e Antonella, quest'ultima ammalata di cuore, anche lei una spina nel fianco di questa "guappa" dal destino ingrato. Tornando alla famosa conferenza stampa di cui all'"avvertimento" già citato, osserviamo ch'essa fu importante, dal punto di vista del soggetto, perché sancì anche, di fatto, l'alleanza tra il team della Maresca e quello della Nuova Famiglia, ossia l'incontro con i Giuliano, con Michele Zaza, con i Bardellino, con i Nuvoletta. La geografia politica della camorra postterremoto cambia e si allarga, le "mani sulla città" diventano più numerose (sembra che in Campania vivano 200.000 persone di camorra), l'industria del crimine si differenzia polverizzando i suoi interessi (i 50.000 addetti al contrabbando di sigarette, dopo l'aumento vertiginoso del dollaro e la conseguente crisi del contrabbando di tabacco, hanno stornato le proprie forze sul racket esteso a tutti i settori della vita pubblica, commerciali e industriali, della Campania). La "tangente" viene applicata persino sulle operazioni di malavita (per esempio, il furto delle automobili) e questo ha generato la guerra fratricida tra le bande rivali, guerra che nel 1981 produsse 236 omicidi, superati di molto negli ultimi due anni. In questa cornice è inquadrata Pupetta Maresca e in questo panorama la sfogata al Circolo della Stampa. Qualcuno, in quell'occasione, parlò di recitazione e di spirito da sceneggiata, ma sembra più logico supporre che alla base del comportamento del soggetto in dette circostanze ci fu, invece, la paura. La paura e quello spirito "giustizialista" dettato dall'angolarità Marte-Bilancia al Discendente. Anche in carcere la donna di Ammaturo non è sicura, anzi, proprio all'interno degli istituti di pena si sono avuti molti omicidi, negli ultimi tempi, tra i camorristi. C'è gente condannata all'ergastolo che per una dose di droga è capace di tutto. In questa luce la "nuttata" di Pupetta Maresca non sembra ancora finita e tante ombre gravano sul suo capo. Secondo tale logica appaiono difficili per lei gli anni 1984 e 1985, sottolineati da vari transiti importanti e soprattutto dal passaggio di Giove all'MC e sul Sole, Mercurio e Venere di nascita. Perché temere da un passaggio di Giove? Perché per lei vuol dire tornare alla ribalta e la sua ribalta, fino ad oggi, ha avuto sempre la stessa faccia ... Se l'appartenenza al segno del Capricorno le darà longevità, dovrà affrontare l'altro transito più pericoloso della sua vita: Urano sul Sole, sul terzo vertice di quel famoso triangolo. Ma ci vuole ancora tanto tempo. Ciro Discepolo

Tratto dal libro Da Costanzo a Nilde Jotti, edizioni Ricerca '90, 1992

 

Una tragedia sofoclea (15 napoletani da ricordare)


Come mai Pupetta Maresca trova un posto e di rilievo, in un Pantheon ideale di napoletani da ricordare, al fianco di giureconsulti e di principi del bisturi, attori, registi e scrittori di fama?
Una donna che ha ucciso e che ha trascorso oltre 10 anni in carcere è lo stesso degna di essere ricordata, perché, come ha dimostrato in maniera inappellabile la giustizia con una sua sentenza, ella ha agito esclusivamente per amore e per desiderio di giustizia, spinta a farsi vendetta da sola a causa dell'incerto andamento e per le lungaggini delle prime indagini.
La vicenda che la riguardò avvenne negli anni '50, all'epoca vi fu un grande risalto sulla stampa dell'episodio e tutti gli italiani furono straordinariamente impressionati, non solo per la personalità di Pupetta, ma anche per le modalità del delitto, che presentò tutti gli aspetti della tragedia sofoclea, inscindibilmente connessi sia alla modalità dell'assassinio, sia alla reazione istintiva dell'opinione pubblica, la quale ebbe grande comprensione e compassione, nel senso greco del termine, verso la protagonista.
A Napoli le donne sono state da sempre delle grandi protagoniste della storia e spesso la gioia, i dolori ed i furori della città hanno trovato espressione in personaggi femminili, dalla forza impulsiva, dalla irruenza generosa, dallo slancio materno.
Tutto ciò avviene da tempo immemorabile fino ai nostri giorni, come cantano le parole della canzone di Baccini "Le donne di Napoli": sono tutte delle mamme; le donne di Napoli si gettano tra le fiamme.
Napoli ha espresso nei secoli degli archetipi ideali della città femmina, dal ventre materno.
La Napoli generosa e tenace è stata rappresentata da Filumena Maturano, quella terribile e materna dalla Medea di Porta Medina, l'eroica da Marianna De Crescenzo, detta la "Sangiovannara", la quale combatté a fianco dei garibaldini durante il crepuscolo borbonico, fino a giungere ai giorni nostri con le Madri coraggio dei quartieri spagnoli, emule di Don Chiscotte, che combattono la loro difficile battaglia contro la droga e le signore della camorra, che riproducono una sorta di primato simbolico della donna nella cultura napoletana.
Tutte queste figure di donne sono tra loro molto diverse, alcune parto della fantasia di qualche scrittore, ispiratosi a personaggi realmente vissuti, altre sono donne in carne ed ossa, sangue e muscoli, personalità vulcanica e furia indomabile.
In questa galleria ideale di soggetti femminili Pupetta Maresca occupa una postazione particolare, come una sorta di spartiacque tra ruoli, valori e comportamenti femminili tradizionali e gli stessi ruoli visti in un'ottica più moderna, illuminati da un femminismo antifemminista. Pupetta è bella, giovane, coraggiosa e fedele alle tradizioni che nella cultura meridionale vogliono la donna depositaria della vendetta, una implacabile vestale custode della famiglia, di cui tiene perennemente acceso il fuoco, anche, se necessario col fuoco delle armi.
Pupetta interpreta però in senso moderno il codice della vendetta; non affida infatti il compito di santificarla agli uomini della famiglia, ma si fa giustizia da sola, affrontando in pieno giorno ed a viso scoperto il colpevole della morte del marito con la furia di una leonessa.
Negli anni Pupetta ha intrapreso attività commerciali, diventando una donna imprenditrice ed assumendo così un'immagine complessa agli occhi dell'opinione pubblica; da un lato una donna passionale dalle connotazioni familiari, domestiche e rassicuranti, dall'altro una donna leader in grado di farsi largo nel commercio, nonostante l'agguerrita concorrenza; coniugando in tal modo delle qualità che di solito sono ritenute le une escludenti le altre ed affermando una femminilità vittoriosa, senza negare i caratteri più tradizionalmente femminili.
Pupetta nasce nel 1935 a Castellammare di Stabia e la sua famiglia, i Maresca, costituisce un clan molto temuto, che domina sul mercato della frutta. I suoi familiari sono soprannominati i "Lampetielli" per la fulminea velocità con cui sono in grado di estrarre un coltello dalla tasca. Da ragazza, Pupetta ha una fresca bellezza popolare, con una lieve tendenza ad ingrassare. Ha capelli ed occhi neri di una rara bellezza. La madre ha un nome arcaico, Dolorinda, che anagrammato risuona "da in dolor". La sua bellezza prorompente le permette giovanissima, ad appena 16, anni di vincere un concorso di bellezza a Pomigliano d'Arco e di mettersi così in evidenza.
Con la sua avvenenza riesce a far cadere ai suoi piedi, innamorato pazzo, un colosso, Pascalone 'e Nola, un boss dei mercati generali di Napoli, che viveva ossequioso di antiche liturgie di una mala oramai superata. Pascalone 'e Nola è un personaggio mitico per la sua statura fisica e per la sua personalità sostanzialmente generosa. Egli è più volte coinvolto in reati annonari e di contrabbando ed opera sul mercato ortofrutticolo di Napoli con la funzione piuttosto misteriosa di presidente dei prezzi, cioè di persona al di sopra delle parti, rispettato da tutti ed incaricato di fissare un prezzo valido e vincolante per tutti, i produttori da una parte ed i grossisti e gli esportatori dall'altra.
Egli è uno degli ultimi esponenti di una camorra arcaica, in estinzione, legata al prestigio individuale ed al rispetto di ferree regole di comportamento, a codici segreti, a speciali catechismi. È una camorra che vive nel mito del grande capo, che in solitudine amministra la giustizia come un triste eroe da puritanesimo suburbano, da mercato della frutta, da colpo di rasoio sulla guancia, da sfregio permanente. Una camorra che non aveva subito ancora il fascino tenebroso della mafia con i suoi business internazionali, con lo spaccio della droga e la collusione col potere politico.
Una foto del matrimonio ci mostra Pupetta tutta vestita di bianco raggiante di felicità, al braccio del suo sposo, un uomo alto e possente, una vera montagna. Egli dà il braccio alla sposa e poggia la mano destra sull'addome, con le tozze dita di contadino strettamente unite ad eccezione del pollice, che involontariamente tiene diritto verso l'alto, quale inconscio emblema fallico, in attesa della prima notte di nozze.
Si tratta di un classico matrimonio d'amore, che però permette a Pascalone di compiere un salto di qualità, da piccolo boss a camorrista di rango, grazie alla parentela acquisita con la famiglia di Pupetta, i temuti "Lampetielli".
Dal matrimonio e dagli eventi successivi si ispirò il regista Francesco Rosi nel suo famoso film "La sfida" interpretato dalla bellissima Rosanna Schiaffino e da Juan Suarez, nel ruolo di un grossista di ortaggi che si ribella alle spietate leggi della camorra.
Dopo solo tre mesi di matrimonio, il 16 luglio, Pascalone viene ucciso, apparentemente per futili motivi, in corso Novara.
Pupetta denuncia un ex socio di Pascalone, Antonio Esposito, quale mandante dell'omicidio, ma le indagini della polizia vanno avanti lentamente con alterne vicende. La vedova, in attesa di un figlio, ribadisce più volte le sue accuse e rifiuta sdegnosamente, sola contro tutti, le profferte amichevoli per chiudere la vicenda. Quindi Pupetta, stanca e delusa del prolungarsi delle indagini si reca nel negozio di Antonio Esposito e lo invita a venir fuori in strada per discutere. Il gangster ignaro di ciò che sta per accadere acconsente ed accarezza il viso di Pupetta con gesto da boss clemente e protettivo e le sorride con ironia, ma la ragazza fulmineamente estrae la pistola e lo colpisce a morte, fuggendo poi sui monti Lattari, ove verrà arrestata dopo qualche giorno.
La bella vedova vendicatrice diviene un'eroina nella fantasia popolare.
La Corte di Assise che doveva giudicarla deve trasferirsi nei giorni del processo da Castel Capuano nell'ex convento di San Domenico Maggiore, ove esisteva un'aula per udienze grandissima, che però risultò insufficiente a contenere tutto il pubblico che avrebbe voluto assistere al dibattimento.
In primo grado vennero inflitti 18 anni di carcere, che furono ridotti di 5 anni dalla corte di Assise d'appello, che nel 1960 riconobbe la vedova colpevole di omicidio premeditato con l'attenuante della provocazione.
Nel carcere di Poggioreale, nascerà Pascalino, il figlio del marito ucciso. Scontata la pena, ulteriormente ridotta di 3 anni, Pupetta fu liberata il giorno di Pasqua del 1965 e ritornò nella sua città, Castellammare, con le campane che suonavano a festa, in maniera trionfale, rispettata da tutti, grazie anche al prestigio della propria famiglia che vanta antiche e potenti amicizie.
Grazie alla notorietà conquistata, ma soprattutto in virtù della sua fiera bellezza mediterranea, prese parte a due film che ebbero un certo successo di pubblico. Ha interpretato "Delitto a Posillipo" una sorta di racconto autobiografico ambientato sulla celebre collina napoletana e quindi "Londra chiama Napoli".
Continuò ad allevare con l'aiuto dei genitori, il figliolo avuto da Pascalone e per riempire il vuoto sentimentale si innamorò di un giovane boss emergente Umberto Ammaturo, che in seguito divenne uno dei maggiori trafficanti di droga del mondo.
Dall'unione, contrastata dalla stessa famiglia di Pupetta, nascono due figli Roberto ed Antonella.
L'amore è passionale, ma i periodi di tempo da trascorrere insieme sono molto ridotti, è un continuo rincorrersi per incontrarsi, mentre uno usciva di galera l'altro ci entrava, mentre lei tornava in libertà lui evadeva o si dava alla latitanza.
La vita di Pupetta che nel frattempo si è dedicata al commercio, aprendo una boutique a via Bisignano, nella zona in di Napoli è molto movimentata sotto il profilo giudiziario. Viene infatti accusata di aver organizzato il delitto Galli, il massacro del criminologo Semerari, di aver tentato estorsioni ad una banca, di commercio di droga, di associazione camorristica. Da tutte queste accuse viene sempre assolta, a volte in istruttoria, a volte con sentenza.
Durante un'infuocata conferenza stampa tenuta nel circolo dei giornalisti prende posizione contro Cutolo, minacciandolo apertamente di feroci rappresaglie, se qualcuno della nuova camorra organizzata avesse toccato qualche suo familiare.
Poi una sciagura si abbatte su Pupetta: la scomparsa nel nulla del figlio Pascalino, che lei aveva partorito nel carcere di Poggioreale e che non aveva mai conosciuto il padre, pur portando il suo nome.
Egli aveva la faccia paffuta come la mamma e come lei gli occhi neri e penetranti che ti guardano fissi e provocatori, ma nelle vene scorreva il sangue del padre, del quale voleva seguire la leggenda. Da tempo aveva messo su un piccolo clan, ma all'improvviso sparisce, forse per aver affrontato gli stessi boss di quel clan che 18 anni prima avevano ucciso il padre.
Un giudice, in seguito radiato dalla magistratura per altre faccende, emette undici mandati di cattura per il rapimento di Pascalino. Vengono arrestati tra gli altri Spavone, il famigerato "malommo", Gaetano Orlando, l'uccisore di Pascalone 'e Nola, che da poco era uscito dal carcere e lo stesso Umberto Ammaturo, che pare fosse stato gravemente offeso dal ragazzo.
Durante un lungo periodo di latitanza, Ammaturo viene arrestato in Brasile, ove tesseva le fila del commercio internazionale della droga. In sua compagnia viene arrestata la sua fidanzata Yohanna Valdez, una bellissima peruviana, che aveva dato al boss due bambini.
Pupetta è annientata da questa scoperta, ma conserva la sua antica dignità di donna, dichiarando: "Per me Umberto non esiste più, è morto; resta solo il padre dei miei figli che gli vogliono bene e lo rispettano come è loro dovere".
In seguito Pupetta dovrà chiudere un suo negozio di via Leopardi per i continui furti e le devastazioni di cui era fatto oggetto e si ritira a Castellammare, ove apre un nuovo esercizio commerciale, in un ambiente più tranquillo, cercando un po' di serenità nell'amore e nella vicinanza dei suoi due figli, uno dei quali, la ragazza, è gravemente malata di cuore.
Gli ultimi episodi in cui Pupetta assurge all'onore delle cronache sono storie dei nostri giorni. Una nuova accusa questa volta di usura, giusto per cambiare, e la telenovela ancora in corso sullo sceneggiato televisivo, che nel 1982 la RAI aveva preparato sulle sue vicende, interpretato da una giovanissima Alessandra Mussolini, alla sua prima ed unica esperienza di protagonista.
Il filmato fu bloccato dal pretore di Roma nel marzo 1983, su istanza dei legali di Pupetta, che ritenevano lo sceneggiato lesivo dell'onorabilità della loro cliente.
Dopo due anni, grazie alla solerzia della magistratura, che si è pronunciata rapidamente, sulla vicenda, la RAI, sbloccato lo sceneggiato, ne prepara la messa in onda per il 30 giugno 1994. Grande attesa da parte dei telespettatori, soprattutto per poter ammirare una ancora acerba Alessandra Mussolini, nipote del Duce ed ora deputato, nella parte di Pupetta, ma all'ultimo momento l'annunciatrice con un sorriso avverte che di nuovo la magistratura su istanza degli avvocati di parte ha sequestrato lo sceneggiato per ulteriori accertamenti. Perciò arrivederci verso il 2010 alle ore 22,45 su RAI 3.

 

CORRIERE DELLA SERA (2 luglio 1994)

LA " VEDOVA NERA " DI 40 ANNI FA
Pupetta Maresca: i bambini non li devono toccare
" Quando si ammazza ' na creatura vuol dire che e' finito tutto. Conviene sbarrare la porta e restarsene tappati in casa "

Pupetta Maresca: i bambini non li devono toccare "Quando si ammazza ' na creatura vuol dire che e' finito tutto Conviene sbarrare la porta e restarsene tappati in casa".

NAPOLI . "Maronna mia, e come se fa a campa' accussi' ... Voi la chiamate vita, questa? Eh no, per me quando si arriva a uccidere un bambino, vuol dire che e' finito tutto. Vede, anche gli assassini dovrebbero avere una coscienza e pensare che prima o poi finiranno davanti a Dio. Ebbene, quel giorno ' sti signori che cosa racconteranno? Che hanno ammazzato ' na creatura di due anni? E' uno schifo, sentite a me. Uno schifo...". Pupetta Maresca ha la voce arrochita dalla stanchezza e dal dolore. Quella che fu la "vedova nera" della camorra, oggi e' una signora di 60 anni che vive all' ombra di molti ricordi, volti e storie che il tempo avvolge ormai nella nebbia. Il suo passato e' una galleria di ritratti polverosi, lungo piano sequenza d' una Napoli in bianco e nero popolata di "padrini" come Pasquale Simonetti, detto "Pascalone ' e Nola", l' uomo che Pupetta sposo' 40 anni fa e del quale vendico' la morte tre mesi dopo le nozze; oppure di boss feroci come Umberto Ammaturo, suo compagno di vita per molti anni, uno dei primi a importare droga nella provincia vesuviana e a passare poi tra le file dei collaboratori di giustizia. Tutte vicende che ormai hanno i contorni ingialliti dagli anni e che sbiadiscono ancor di piu' dinanzi alle immagini rosso sangue di una camorra pronta ad ammazzare anche i bambini pur di condurre i suoi affari. "Ho sentito la notizia mercoledi' sera al telegiornale . continua Pupetta . e ho pensato: Gesu' , Gesu' , ma questo veramente dice? Hanno acciso ' nu piccirillo di due anni? Credetemi, sono rimasta tanto sconvolta che non ho capito piu' niente... E non e' la prima volta che succede. Non ce la faccio piu' a sopportare ' sta roba... e sapesse quanta gente la pensa come me. Qui si trema a ogni rumore e, fatto il pari e dispari, conviene sbarrare la porta e restarsene tappati in casa, perche' se te ne vai a passeggio non sai mai che cosa ti puo' capitare...". E prima, invece, era diverso? "Prima, prima... ma prima quando? Io vi dico che adesso non si campa piu' , punto e basta. Per il resto, lasciatemi in pace... Voi state qua a fare domande, ma il dolore di quella madre, signore caro, io lo conosco bene. Ed e' una cosa che non si puo' descrivere: ti senti come se ti strappassero la carne di dosso e finisci per non capire piu' niente...". Fu in una sera d' inverno del 1974 che scomparve Pasqualino Simonetti, il figlio che Pupetta portava in grembo quando vendico' il marito. La "lupara bianca" della camorra cancello' ogni traccia di quel ragazzo dall' aria spaccona. "Quarant' anni fa venni travolta da un destino piu' grande di me . racconta la donna .. Amavo Pascalone piu' di me stessa. Adesso vorrei un po' di pace. E invece mi guardo intorno e non trovo che violenza. Sono stata sveglia tutta la notte pensando a quell' anima di Dio... si chiamava Gioacchino, eh?... L' hanno ucciso come un cane, ma che colpa aveva? I bambini bisogna lasciarli stare, non si devono toccare". Un tempo era cosi' che andavano le cose, no? "Spiegatevi meglio...". La vecchia camorra non avrebbe mai puntato la pistola contro un bimbo, ne' avrebbe mai preso a bersaglio una donna. Quel codice d' onore oggi non esiste piu' ? "Ma di quale codice state parlando? Io non conosco nessun codice. Anzi scusatemi, ma me ne devo proprio andare...".

D' Errico Enzo


 

Camorra: mafia campana

Pascalone 'e Nola e Pupetta Maresca
La vicenda, all'epoca di grandissima attualità, di un capo della camorra e di sua moglie

Negli anni cinquanta del Novecento, in Campania, si sviluppava il mercato ortofrutticolo che dava da vivere a tanti onesti lavoratori, ma anche a camorristi. Fra questi vi era pure Pasquale Simonetti, detto Pascalone e' Nola, originario di Palma Campania, persona decisa, che non si faceva passare la mosca per il naso, uso ad utilizzare le armi e al contrabbando di sigarette. Pascalone veniva spesso interpellato dai cittadini per chiedere giustizia. Una volta una ragazza che era rimasta incinta, dopo che il fidanzato s'era fatto uccel di bosco, si rivolse a lui per trovare una soluzione. Pascalone andò dal giovane e gli disse: "Guagliò, io devo spendere per voi dieci mila lire in fiori. Preferite i fiori per il funerale o per il matrimonio?". Il giovanotto preferì i fiori per il matrimonio. Nel 1955 Pascalone si sposava con Pupetta Maresca, ma dopo solo qualche mese dal matrimonio, un rivale,Totonno e' Pumigliano, lo feriva a morte. Prima di morire avrebbe potuto dire alle forze dell'ordine il nome del suo feritore, ma, in pieno stile mafioso, non parlò e disse il nome solo a sua moglie. Era già accaduto più volte nella storia della camorra che taluni camorristi, gravemente feriti o addirittura sfigurati, abbiano deciso di non parlare, acquisendo ulteriore autorevolezza delinquenziale e conquistando persino il rispetto dei loro rivali e feritori. Pupetta, già figlia d'arte, lasciò passare qualche tempo e poi personalmente uccise l'assassino del marito (cfr. la storia della camorra proposta da Salvatore Scarpino, Fenice 2000 editore). La pena detentiva che subì Pupetta non fu particolarmente forte, tanto che una volta uscita dal carcere potè rifarsi una vita.

 

Pasquale Simonetti, detto "Pascalone 'e Nola"

All’inizio degli anni ‘50 è uno dei boss emergenti della camorra napoletana.
Dopo vari scontri armati con gruppi rivali, e un periodo di tempo trascorso in carcere, Simonetti aveva abbandonato il contrabbando di sigarette ed entra in affari con Antonio Esposito, detto Totonno ‘e Pomigliano, altro pezzo da novanta della malavita napoletana, produttore di frutta secca e in buoni rapporti con i politici, tanto che al suo funerale si disse che ben dodici deputati inviarono corone di fiori. Pascalone cambia genere d’affari e si lancia nel mercato ortofrutticolo.
E’ la camorra rurale che viveva del racket nei mercati e sui contadini della provincia tra Nola, Pomigliano, Giugliano, Scafati, Pagani, Marano, inventandosi il ruolo di ‘protettrice” di contadini e commercianti, cui chiede, in cambio della protezione, il diritto di fissare il prezzo dei prodotti, la data del raccolto, dello scarico e i nominativi degli acquirenti, controllando in questo modo l’intero percorso della produzione ortofrutticola.
Pascalone è uno dei cosiddetti “presidenti dei prezzi”, assieme agli altri “uomini di rispetto” come Antonio Esposito, Alfredo Maisto, Francesco Antonio Tuccillo, arriva a guadagnare fino a cento lire per ogni quintale di patate venduto al mercato di Nola, un mercato che commercia circa 40.000 quintali di patate al giorno.
Uomo deciso, fisicamente una montagna, temerario al punto da schiaffegiare in pubblico Lucky Luciano all’ippodromo di Agnano, Pascalone veniva spesso interpellato dai concittadini per chiedere giustizia. Si racconta che una volta, una ragazza che era rimasta incinta, dopo che il fidanzato s’era fatto uccel di bosco, si rivolse a lui per trovare una soluzione. Pascalone andò dal giovane e gli disse: “Guagliò, io devo spendere per voi dieci mila lire in fiori. Preferite i fiori per il funerale o per il matrimonio?”. Il giovanotto preferì i fiori per il matrimonio.
Verso la metà degli anni ‘50, però, avviene una nuova riconversione dell’economia nazionale che mette in crisi i traffici camorristici legati alla campagna. Le grandi industrie conserviere aprono uffici nel centro di Napoli e, presentandosi sul mercato, come prima mossa giocano al ribasso, costringendo sia i contadini sia i mediatori a vendere sottocosto.
Il campo d’azione della camorra va sempre più restringendosi, ormai controlla solo una piccola parte del mercato, quello che va dai piccoli coltivatori ai dettaglianti al minuto, non garantendo più ampi guadagni per tutti.
Già nel 1952 Pascalone si era scontrato con i Maisto affrontandoli a colpi di pistola nelle strade di Melito. Ma i contrasti maggiori “Pascalone ‘e Nola” li aveva con il suo vecchio socio, Antonio Esposito. Tra Esposito e Simonetti la tensione era sempre alta e i dissidi sui guadagni delle mediazioni vennero più volte sedati dall’intervento di Tuccillo.
La mattina del 16 luglio 1955, “Pascalone” era in corso Novara, nei pressi del mercato ortofrutticolo, quando incrociò Gaetano Orlando, detto “Tanino ‘e bastimento”, figlio di un ex sindaco di Marano e considerato amico di Antonio Esposito.
Orlando incorciò lo sguardo di Simonetti senza salutarlo. Un affronto in piena regola per i codici della camorra rurale, un vero e proprio sgarbo per un “presidente dei prezzi”. Simonetti alzò la voce, ma la risposta fu sprezzante: “e tu saresti Pascalone ‘e Nola?”.
Tirarono fuori le pistole, Orlando sparò e colpì Simonetti all’addome.
Al processo, «Tanino ‘e bastimento», morto per cause naturali qualche anno fa, dichiarò di aver sparato per legittima difesa e che anche Simonetti era armato. Verità poi riconosciuta dopo un lunghissimo iter giudiziario poiché Pascalone oramai morente non volle fare il nome del suo aggressore a nessuno se non alla moglie Pupetta Maresca per essere vendicato secondo il codice camorristico.
Pupetta lo vendicherà uccidendo il mandante Antonio Esposito sebbe incinta di sei mesi.

 

La camorra negli anni 50" e I mercati ortofrutticoli


Se il contrabbando è l'attività principale in città, nella provincia i mercati ortofrutticoli diventano il luogo di affari privilegiato dalla malavita. Sulle transazioni, i grossi guappi impongono estorsioni, determinano i prezzi a favore di chi paga di più. L'intimidazione, qualche buona revolverata servono a convincere i più riottosi. Nascono i nomi che, in quegli anni, incutono paura. Come Alfredo Maisto, originario di Giugliano, che affronta due scontri a fuoco: con Pasquale Simonetti, detto Pascalone 'e Nola, e con Raffaele Baiano, detto Papele 'e pacci pacci. Da solo, pistola in pugno, contro diversi avversari. Fa capire che per tutti è meglio non sconfinare in zone altrui. A ciascuno il suo spazio.
Ma di tutti certamente è Pasquale Simonetti l'uomo destinato a diventare il capo più temuto. I suoi interessi illegali sono indirizzati sul contrabbando di benzina e sigarette, un poco di commercio di stupefacenti, ma soprattutto sul controllo dei mercati ortofrutticoli. Pascalone viene nominato presidente dei prezzi. È lui ad imporre l'andamento delle transazioni della frutta e della verdura. Il giro d'affari intorno a questi mercati è di alcuni miliardi. Un'attività delicata, per il guappo-camorrista, capace, con la sua forza di intimidazione, di controllare questo giro economico. Molti commercianti dei mercati girano armati. Sono violenti. Quel posto non è un luogo di educande. E violenza chiama violenza. Chi commercia sa che, in mancanza di altre leggi, da quelle parti si impone solo chi è più forte e coraggioso. Lo sa bene la famiglia Esposito, titolare della società «Fratelli Esposito», iscritta regolarmente alla Camera di commercio. Quello che sa farsi rispettare di più è Antonio, detto Totonno 'e Pomigliano. Non è per nulla un agnellino. Già nel 1930 viene condannato per lesioni.
Il centro di tutto è il corso Novara, zona a occidente di Napoli, nei pressi della stazione ferroviaria, strada con un grande ufficio postale, molte banche. È qui che si vende un terzo dell'esportazione italiana di frutta e agrumi. Un giro di affari, con le altre produzioni, di circa 28 miliardi. Tutte le contrattazioni si svolgono all'aria aperta, per strada. È questo il regno di Pascalone, che controlla tutte le merci da contrattare. Ha rapporti con le industrie di trasformazione dei prodotti agricoli, anticipa soldi ai contadini e si assicura il prodotto fin dalla semina, ma soprattutto impone i prezzi. Ogni giorno, da lui, quasi fosse la borsa-merci o il borsino dei titoli, i frequentatori del mercato vanno a chiedere le cifre di vendita per patate e pomodori. Naturalmente, tutti si adeguano. Chi non lo fa, rischia grosso. La pelle.
Niente legge del mercato, niente domanda e offerta, ma solo la volontà di chi ha più forza di intimidazione. È il controllo di un importante settore dell'economia napoletana. Tutto in mano alla camorra, definita «rurale» da Isaia Sales, o «nuova camorra» dai giornalisti negli anni '50. I due presidenti dei prezzi sono Pasquale Simonetti e Antonio Esposito. Pascalone guadagna cento lire per ogni quintale di patate, quattro milioni al mese. Una enormità, per quegli anni '50. Pupetta Maresca, la bella e giovane donna di Pascalone, definisce quei soldi «un omaggio degli esportatori».

Antonio Esposito e Pasquale Simonetti


Il 16 luglio 1955 viene ucciso Pascalone 'e Nola. A sparargli è Gaetano Orlando, detto Tanino 'e bastimento, amico di Antonio Esposito. Un omicidio su commissione o una morte casuale? Tre mesi dopo, il 4 ottobre, Pupetta Maresca (figlia di don Antonio, guappo della famiglia di Castellammare detta dei lampetielli) vendica il suo uomo e uccide don Antonio Esposito. Sono ancora i tempi degli omicidi a viso aperto. L'uomo di rispetto deve farsi un nome attraverso il gesto coraggioso. E importante che il racconto dell'azione circoli in certi ambienti. Il personaggio, l'«uomo positivo», nasce ancora attraverso il racconto bocca a bocca. Non è ancora il tempo dei boss da prima pagina, dei personaggi malavitosi fatti quasi eroi, con la descrizione di gesta, precedenti, rapporti familiari. Nel '59, proprio al processo a Pupetta Maresca, commenta il Pm Antonio De Franciscis: «Questo è un processo a un particolare ambiente sociale, dominato dalla sopraffazione di pochi. Pupetta è prigioniera di una causale della malavita. Non ha fondamento la tesi del delitto d'amore».

Matrimonio di Pascalone e Pupetta


Sull'omicidio di Pascalone 'e Nola, è ormai radicata la convinzione del delitto su commissione. Una tesi sviluppata anche dal regista Francesco Rosi nei film «La sfida» e «Le mani sulla città», girati su queste vicende. Ma la Corte di Cassazione, nel '63, delinea una versione giudiziaria diversa: Orlando ha ucciso per legittima difesa. Ecco un passo di quella sentenza: «Aveva l'Orlando ragionevole motivo di supporre che il Pascalone portasse la pistola? E tenuto presente cheil gesto di costui precedette certamente l'esplosione del colpo, altrimenti il polso non poteva essere attinto, aveva l'Orlando il ragionevole motivo di supporre che quel gesto fosse diretto ad estrarre l'arma? Questo aspetto suggestivo della causa è stato completamente trascurato e lo è stato sempre perché, una volta avviatisi sulla preconcetta via della premeditazione, quella relativa all'inopinatezza dell'incidente viene pregiudizialmente scordata. La sentenza di merito, in altri termini, si è rifiutata di considerare questa ipotesi perché esclusa dalla ritenuta premeditazione. Pertanto, per la Corte di merito, perde ogni valore la deposizione del testo Covino Cosimo, che dice di aver visto l'arma cadere dalle mani del Simonetti o di quello che avrebbe avuto un'analoga confidenza da parte del Pascalone ferito, cioè il Moretti, quando lo accompagnò dopo un lungo viaggio all'ospedale. E così, apoditticamente, per la Corte di merito sia l'unicità del colpo che la regione colpita doveva essere frutto di premeditazione, trascurando così che la premeditazione avrebbe dovuto riflettere logicamente la necessità che la vittima potesse, dopo il ferimento, parlare».
Gaetano Orlando resta in carcere dal 1955 al 1971. Un'esperienza amara. Lui, Tanino 'e bastimento, così la spiega: «Non so perché quel mastodontico castello di accuse. Dovevano colpire mio padre, che era l'unico sindaco comunista della Campania. Ed ecco che gli affibbiarono il figlio sicario».

 

«Qualcuno si è incassato la mia vincita al SuperEnalotto»
Pupetta Maresca: truffata di 21 mld

3/6/2000    Pupetta Maresca

NAPOLI - Assunta «Pupetta» Maresca, 65 anni, nota per aver legato il suo nome a vicende di camorra che hanno anche ispirato un film, è stata truffata di una vincita da 21 miliardi al Superenalotto. Lo ha denunciato la stessa Maresca in un esposto ai carabinieri di Castellammare. La vicenda - secondo l’esposto - ha avuto inizio il 3 marzo scorso quando la Maresca incaricò un suo factotum, Giovanni Boscaglia, 67 anni (pregiudicato e sorvegliato speciale per presunti legami con la camorra), di giocare una serie di numeri al Superenalotto. La giocata fatta dall’uomo alla ricevitoria al corso Umberto a Napoli consentì di realizzate uno dei due 6 con una vincita di circa 21 miliardi di lire. Boscaglia, dietro le insistenze della donna, avrebbe dapprima sostenuto di aver vinto solo un quarto del premio, attraverso una caratura, poi si sarebbe convinto a consegnare la metà della somma con un accordo presso un notaio di Castellammare di Stabia. In base a tale accordo, Boscaglia avrebbe dovuto consegnare il biglietto vincente al notaio il quale avrebbe poi provveduto a incassare l’assegno e a distribuire il denaro in parti uguali. Ma quando il professionista trasmise il tagliando alla Sisal, risultò un falso. Il biglietto autentico risultava invece già incassato. Pupetta Maresca il 23 maggio ha denunciato Boscaglia per appropriazione indebita, truffa ed estorsione. La versione della Maresca è stata confermata dal notaio di Castellammare, ascoltato dai carabinieri.L’inchiesta è coordinata dal pm di Torre Annunziata Paolo Fortuna. L’accusato, è stato rintracciato, ricoverato da qualche giorno all’ospedale Monaldi di Napoli per problemi respiratori. Pupetta Maresca fu arrestata nel 1955 per l’omicidio del commerciante Antonio Esposito, ritenuto il mandante dell’uccisione di suo marito, Pasquale Simonetti, detto Pascalone ’e Nola, assassinato il 16 luglio 1955 al corso Novara a Napoli. La sua vicenda ispirò un film di Francesco Rosi «La Sfida». Pupetta Maresca fu anche protagonista di un film («Delitto a Posillipo»).

 

OMICIDA: Assunta Maresca, detta Pupetta
VITTIMA: Antonio Esposito
LUOGO E DATA: Napoli, 4 agosto 1955
CORPI DI REATO: una pistola, due rivoltelle
PROVENIENZA: Napoli, Tribunale penale, 1967

Assunta Maresca, detta Pupetta, il 27 aprile 1955 sposa Pasquale Simonetti, detto Pascalone ‘e Nola, boss emergente della camorra napoletana. Dopo vari scontri armati con gruppi rivali, e un periodo di tempo trascorso in carcere, Simonetti abbandona il contrabbando di sigarette ed entra in affari con Antonio Esposito, detto Totonno ‘e Pomigliano, altro pezzo da novanta della malavita napoletana, cambiando genere d’affari e lanciandosi nel mercato ortofrutticolo. La malavita s’inventa il ruolo di “protettrice” di contadini e commercianti, cui chiede, in cambio della protezione, il diritto di fissare il prezzo dei prodotti, la data del raccolto, dello scarico e i nominativi degli acquirenti. La camorra controlla in questo modo l’intero percorso della produzione ortofrutticola.

Verso la metà degli anni ’50, però, avviene una nuova riconversione dell’economia nazionale che mette in crisi i loschi traffici della camorra. Le grandi industrie conserviere aprono uffici nel centro di Napoli e, presentandosi sul mercato, come prima mossa giocano al ribasso, costringendo sia i contadini sia i mediatori a vendere sottocosto. Il campo d’azione della camorra va sempre più restringendosi, ormai controlla solo una piccola parte del mercato, quello che va dai piccoli coltivatori ai dettaglianti al minuto, non garantendo più ampi guadagni per tutti. È necessario sgomberare il campo eliminando chi vuole fare la parte del leone. La vittima eccellente è Pasquale Simonetti che il 16 luglio 1955 cade sotto i colpi di pistola esplosi da Gaetano Orlando, ma il mandante dell’omicidio è Antonio Esposito, ex amico e socio in affari della vittima.

Pupetta, incinta di sei mesi, decide di vendicare la morte del marito. Accompagnata dal fratello Ciro e dall’autista Nicola Vistocco, il 4 agosto 1955 Pupetta si reca nell’affollata via Novara, nei pressi della stazione ferroviaria di Napoli, e sosta davanti al bar Grandone, poco distante dal luogo dove Pasquale Simonetti è stato ucciso. Antonio Esposito è all’interno del bar, Pupetta l’affronta e gli scarica addosso il caricatore della pistola, ma la sete di vendetta è tanto forte che afferra anche l’arma del fratello e continua a sparare sul camorrista. Eseguita la vendetta, Pupetta s’allontana a piedi con Ciro. Viene arrestata all’alba del 14 ottobre 1955. Il processo inizia nell’aprile 1959 presso la Corte d’Assise di Napoli. Il Tribunale la condanna a 18 anni di carcere, ridotti poi a 13 anni e 4 mesi in appello. Riceve la grazia nel 1965.

 

CORRIERE DELLA SERA (2 luglio 1994)

parla la vedova di Pascalone, che uccise per vendicare il marito e si oppone alla ricostruzione tv: " il caso Pupetta Maresca "
                                    Pupetta: quel film e' una sfida
" una tragedia vera non puo' essere ridotta a una brutta sceneggiata " .

" ho un' idea su quella produzione: penso che qualcuno vuole danneggiare in politica Alessandra Mussolini che mi interpreta. la camorra? solo un ricordo. oggi lavoro nell' abbigliamento "

Parla la vedova di Pascalone, che uccise per vendicare il marito e si oppone alla ricostruzione tv TITOLO: Pupetta: quel film e' una sfida "Ho un' idea su quella produzione: penso che qualcuno vuole danneggiare in politica Alessandra Mussolini che mi interpreta La camorra? Solo un ricordo. Oggi lavoro nell' abbigliamento" "Una tragedia vera non puo' essere ridotta a una brutta sceneggiata"

- NAPOLI . "Caro signore, la tragedia mia la sanno tutti e la sapete pure voi: ho ucciso per amore, mica per fare una sceneggiata. Avevo 19 anni e Pascalone era l' uomo dei miei sogni... Ma i sogni finiscono presto, purtroppo: siamo stati sposati 80 giorni, il tempo di un sospiro, e poi... Poi me l' hanno ammazzato e ho perso tutto: l' innocenza, la giovinezza, la passione, i figli... D' accordo, ho sbagliato, ma ho anche pagato caro il prezzo di quell' errore. E adesso basta... Non voglio che la mia vita venga impastata con le bugie di un polpettone televisivo. Quindi mi battero' fino all' ultimo per impedire che quello sceneggiato sia messo in onda". Ha 59 anni, oggi, Pupetta Maresca. Ma le impronte del tempo non sono riuscite a cancellare dal suo volto l' ombra della bellezza giovanile. E' stata la "vedova nera" della camorra, la compagna di un boss feroce come Umberto Ammaturo, la vestale dell' alleanza criminale contro Raffaele Cutolo. Ma ora dice di essere soltanto una donna qualunque, una che si arrangia a campare e spera di essere dimenticata in fretta. Il suo nome, pero' , e' tornato alla ribalta in questi giorni, dopo che la magistratura romana ha bloccato per la seconda volta la programmazione de "Il caso Pupetta Maresca", un film tv realizzato nell' 82 e inserito da Rai Tre nel palinsesto di giovedi' scorso. E' un braccio di ferro, quello fra i dirigenti televisivi e gli avvocati Filippo Trofino e Salvatore Sellitti, che va avanti da tempo. E che chissa' quando finira' . Anche perche' di mezzo c' e' un altro nome eccellente, sia pur distante mille miglia da quello di Pupetta. Protagonista del film, infatti, e' una Alessandra Mussolini ancora lontana dai banchi di Montecitorio e agli albori della sua breve carriera di attrice. "Mi fecero vedere il film poco tempo dopo che l' avevano finito. A quel tempo ero in carcere, ma ricordo che protestai subito . racconta Pupetta . Hanno trasformato la mia vita in una sequenza di fesserie. Faccio un esempio: c' e' una scena in cui bacio la pistola davanti a un quadro della Madonna e giuro di vendicare la morte di mio marito. Oppure un' altra in cui mio fratello viene schiaffeggiato dall' assassino di Pascalone... Tutte stupidaggini, cose mai avvenute, che i signori della Rai hanno inventato per speculare sulla mia dignita' . E poi la vertenza giudiziaria e' ancora in corso: non possono permettersi di mandare in onda quella schifezza". E la Mussolini si e' prestata al gioco? "Ma no... Anzi, si sono serviti di lei: hanno approfittato di una ragazza che, all' epoca, forse era ancora ingenua. Non la conosco di persona, ma devo dire che e' simpatica. Le auguro di fare molta strada in politica, anche se io sono una persona all' antica: le donne in Parlamento proprio non ce le vedo, non e' il posto loro. Quelle sono cose da uomini...". Uomini come il suo Pascalone? "No, che c' entra... La nostra era una passione vera, roba che il tempo non cancella: sono passati quarant' anni, ormai, ma io piango ancora per lui. Se il film avesse rispecchiato fedelmente i fatti, non mi sarei opposta. Ma cosi' no, una tragedia non puo' essere ridotta a una brutta sceneggiata. Io ho perso tutto: l' uomo che amavo, i figli, la giovinezza... Adesso vorrei un po' di pace". E invece? "Invece la Rai mi perseguita. E io credo di sapere anche perche' ". Lo spieghi allora. "Questa polemica e' strumentale. Vogliono mandare in onda il film per colpire la Mussolini e creare scompiglio nel mondo politico. Io di simili faccende non me ne intendo, ma credo che sia questo il loro obiettivo. E stanno freschi se pensano che rimarro' a guardare: sappiano che mi battero' con tutte le forze per evitare questo scempio. E poi basta, sembra che ogni cosa sia colpa della camorra e della mafia...". Come? "L' ho gia' detto: avevo 19 anni, ero una ragazzina, che potevo saperne io della camorra... Ho ucciso per amore, ero disperata. Ecco, se quello sceneggiato servisse a insegnare qualcosa ai giovani, sarei la prima a dire: mandatelo in onda. Invece e' soltanto un brutto film". Ma lei con la camorra ha davvero chiuso? "E c' e' bisogno di chiedermelo? Fino a qualche tempo fa avevo dei negozi di abbigliamento, poi sono stata costretta a chiuderli". E adesso? "Tiro a campare lavorando per una signora di Roma che s' occupa di import export sempre nel settore dei vestiti: io le procuro la merce, tutta roba pulita e con tanto di fattura, e lei mi da' una percentuale. Mi creda, sono una donna onesta, che chiede solo di essere dimenticata. Fatemi rimanere sola, in compagnia dei miei ricordi, e forse potro' essere felice. Finalmente".

D' Errico Enzo

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