Il Mattino di Napoli
19/11/1999
Morto lavvocato Renato Pecoraro
OGGI I FUNERALI
È morto la scorsa notte,
per un arresto cardiaco, lavvocato Renato Pecoraro. Tra
i più prestigiosi penalisti della storia forense, Renato
Pecoraro aveva 78 anni, nato a Palma Campania, è stato
- a 26 anni - sindaco della sua città. Si ritirò
presto dalla vita politica per dedicarsi con passione e altissima
professionalità allavvocatura. Iscritto da oltre
cinquantanni allOrdine degli avvocati di Napoli, è
stato allievo di Giovanni Pansini e si è formato alla scuola
di avvocati dello spessore umano e culturale di Vittorio Botti,
Alfredo De Marsico e Adriano Reale. Pecoraro è stato protagonista
dai banchi della difesa in processi passati alla storia: Pasquale
Simonetti, detto Pascalone e Nola, Pupetta Maresca,
lomicidio del Pollastiello. I funerali si terranno oggi,
alle 12, nella chiesa di San Pasquale a Chiaia. La Giunta della
Camera penale ha espresso il proprio cordoglio, sottolineando
che «Renato Pecoraro seppe coniugare il passato con il nuovo,
inteso come scelta del dato tecnico su quello descrittivo, trasformando
larringa in una dimostrazione geometrica».
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Pupetta Maresca
di Ciro Discepolo
I capelli lisci, neri e corti,
lo sguardo acceso e penetrante, il viso ombreggiato, un fazzoletto
di leopardo annodato intorno al collo, le mani sui fianchi ...
è il 13 febbraio 1982, e Pupetta Maresca, figura leggendaria
che incarna un vissuto di amarezze e di sfortune, ha indetto
una frettolosa conferenza stampa al Circolo della Stampa di
Napoli. Ai giornalisti che si aspettano clamorose rivelazioni
sul contrabbando delle sigarette o sul figlio scomparso e mai
ritrovato, l'attuale pole position femminile della camorra campana
detta, con fiamme negli occhi, un "avvertimento" per
Raffaele Cutolo: "Deve lasciar stare me e i miei e sappia
che se non lo fa sarò capace di sterminargli tutta la
famiglia, compresi i bambini nella culla". Don Raffaele,
dal canto suo, fa sapere che non ha nulla da rispondere a "chella
femmena". E così l'episodio si chiude, incredibilmente,
senza alcuna denuncìa d'ufficio da parte della magistratura
per minacce di morte.Ma non è la prima volta, e non sarà
l'ultima, che questo incredibile personaggio che sembra partorito
dalla penna tragica di Salvatore di Giacomo, lascia tutti a
bocca aperta. Non a caso la sua seconda dominante è Urano,
angolare all'Ascendente (è nata a Castellammare di Stabia,
vicino a Napoli, il 19 gennaio 1935, alle ore 11). Urano all'Ascendente
è un segno di grande instabilità esistenziale,
e finisce per colorare sempre, con tanti colpi di scena, i destini
di chi ospita questa posizione nel proprio cielo di nascita.
La storia di Assunta Maresca (pupetta o pupatella vuol dire
bamboletta, bambina particolarmente graziosa) comincia quando
la ragazza aveva sedici anni e vinse un concorso di miss locale:
era di una bellezza selvaggia, tipicamente meridionale, fatta
soprattutto di tinte scure (occhi, capelli, pelle). Fu così
che un uomo perse la testa per lei: era Pasquale Simonetti,
già noto come Pascalone 'e Nola, una montagna, fisicamente
e camorristicamente (la sua temerarietà lo spinse perfino
a schiaffeggiare Lucky Luciano all'ippodromo di Agnano). Correva
l'anno 1955, un anno tragico nella biografia di Pupetta Maresca
che col transito di Urano su Luna e Plutone di nascita, in quarta
Casa, opposto al Sole e quadrato a Urano natale, dava il via
al suo movimentatissimo destino che, come vedremo adesso, è
stato segnato, nelle sue tappe più importanti, proprio
dai transiti di Urano. Dunque il feuilleton relativo a questo
passaggio previde: il primo premio nel concorso di bellezza,
il matrimonio, una gravidanza, l'omicidio del marito da parte
di camorristi rivali e la vendetta della nostra che, a sua volta,
uccise il presunto sicario del consorte. Quindi il processo
e il carcere. Tutto questo avvenne tra la primavera e l'autunno
del 1955. Il conseguente studio del passaggio di Urano in quel
periodo, sul tema del soggetto, vada a beneficio di chi ancora
crede che Urano sia un sasso che orbita sulle nostre teste.
Il bambino nacque nel carcere di Poggioreale e fu chiamato Pasqualino.
Le tappe successive vedono sempre protagonista Urano: 1965,
Pupetta esce dal carcere mentre l'astro è sesquiquadrato
a sé stesso; 1970, l'ottavo pianeta del sistema solare
dà trigono a Venere di nascita e la Maresca si unisce
al boss Umberto Ammaturo; gennaio 1974, Urano è nuovamente
in una posizione eccezionale del suo cielo natale, a 27°
in Bilancia, e cioè opposto a Urano radicale, quadrato
al Sole e quadrato a Luna e Plutone: suo figlio scompare e non
sarà più ritrovato. Come si può notare
vi è un sinistro triangolo isoscele che governa il tema
di nascita del soggetto: Urano al centro e Sole da una parte
e Luna e Plutone dall'altra. È questo l'osservatorio
privilegiato per cogliere i segni del destino di questo personaggio
tanto ombreggiato per le connessioni con la malavita, ma a cui
va anche un sentimento di solidarietà per il destino
atroce che l'ha incontrata alla nascita. Probabilmente, se avesse
studiato, se quel Marte in Bilancia, al Discendente, avesse
fatto di lei un avvocato, forse non sarebbe quel che è
oggi, ma così non è stato. Marte è la prima
dominante del tema, perché angolare e perché signore
dell'Ascendente. L'esperienza ci insegna che Marte in Bilancia,
se dominante, può essere assai pericoloso, perché
molto "infiammabile". Esso risulta pilotato da una
forte sete di giustizia, intesa - naturalmente - secondo la
propria ottica che, come accade spesso, può vedere più
facilmente la pagliuzza nell'occhio dell'altro che la trave
nel proprio. Quando tale posizione è sorgente (all'Ascendente)
è facile aspettarsi violenza subita dal soggetto. Nel
caso, invece, che è tramontante (al Discendente) si hanno,
generalmente, aggressività verso gli altri, spirito guerrafondaio,
valenze distruttive. È questo il nostro caso. Un altro
protagonista di questo oroscopo è la morte. Essa, a nostro
avviso, è visibile soprattutto nello stellium in undicesima
Casa, che, come abbiamo avuto più volte occasione di
dire, sarebbe in rapporto ai lutti, dividendosi il campo, non
sappiamo ancora bene come, con l'ottavo settore. Quest'ultimo
è abbastanza eloquente: Giove trigono a Luna e Plutone,
è dispositore della ottava in settima. Il tutto si può
leggere come morte del marito oppure come celebrità che
viene dalla morte del marito, o come beni economici ereditati
dal marito. Riguardo ai segni dobbiamo registrare l'opposizione
dei luminari tra il Cancro e il Capricorno, tra la quarta e
la decima Casa: un grande desiderio di privacy, di domestico,
di tenerezze, "brutalizzato" dalla realtà (i
valori di terra rappresentati appunto dal Capricorno e dalla
decima Casa). La frattura profonda viene gestita con piglio
arietino (l'Ascendente a 20°19') e con volontà uraniana
(Urano congiunto all'As). Pupetta Maresca, per i tratti salienti
del suo oroscopo e per le vicende travagliate della sua vita,
appare soprattutto come una donna che vive in trincea, che deve
gestire il quotidiano con il pugnale in bocca, che sa che la
vita per lei è innanzitutto lotta, passioni, tragedie.
E queste non sono finite: il 12 giugno 1982, pochi mesi dopo
la famosa "dichiarazione", viene arrestato Umberto
Ammaturo, secondo importante compagno della sua vita, e il 13
luglio finisce in carcere anche lei, sospettata dell'omicidio
Semerari, il criminologo trovato decapitato. Sembra che anche
la cabala le sia contro; il 17 luglio '55 le uccisero il marito,
il 13 febbraio 1982 sfidò la Nuova Camorra e il 13 luglio
1982 viene arrestata per la seconda volta nella sua vita. A
Umberto Ammaturo Pupetta Maresca ha dato due figli, due gemelli,
Roberto e Antonella, quest'ultima ammalata di cuore, anche lei
una spina nel fianco di questa "guappa" dal destino
ingrato. Tornando alla famosa conferenza stampa di cui all'"avvertimento"
già citato, osserviamo ch'essa fu importante, dal punto
di vista del soggetto, perché sancì anche, di
fatto, l'alleanza tra il team della Maresca e quello della Nuova
Famiglia, ossia l'incontro con i Giuliano, con Michele Zaza,
con i Bardellino, con i Nuvoletta. La geografia politica della
camorra postterremoto cambia e si allarga, le "mani sulla
città" diventano più numerose (sembra che
in Campania vivano 200.000 persone di camorra), l'industria
del crimine si differenzia polverizzando i suoi interessi (i
50.000 addetti al contrabbando di sigarette, dopo l'aumento
vertiginoso del dollaro e la conseguente crisi del contrabbando
di tabacco, hanno stornato le proprie forze sul racket esteso
a tutti i settori della vita pubblica, commerciali e industriali,
della Campania). La "tangente" viene applicata persino
sulle operazioni di malavita (per esempio, il furto delle automobili)
e questo ha generato la guerra fratricida tra le bande rivali,
guerra che nel 1981 produsse 236 omicidi, superati di molto
negli ultimi due anni. In questa cornice è inquadrata
Pupetta Maresca e in questo panorama la sfogata al Circolo della
Stampa. Qualcuno, in quell'occasione, parlò di recitazione
e di spirito da sceneggiata, ma sembra più logico supporre
che alla base del comportamento del soggetto in dette circostanze
ci fu, invece, la paura. La paura e quello spirito "giustizialista"
dettato dall'angolarità Marte-Bilancia al Discendente.
Anche in carcere la donna di Ammaturo non è sicura, anzi,
proprio all'interno degli istituti di pena si sono avuti molti
omicidi, negli ultimi tempi, tra i camorristi. C'è gente
condannata all'ergastolo che per una dose di droga è
capace di tutto. In questa luce la "nuttata" di Pupetta
Maresca non sembra ancora finita e tante ombre gravano sul suo
capo. Secondo tale logica appaiono difficili per lei gli anni
1984 e 1985, sottolineati da vari transiti importanti e soprattutto
dal passaggio di Giove all'MC e sul Sole, Mercurio e Venere
di nascita. Perché temere da un passaggio di Giove? Perché
per lei vuol dire tornare alla ribalta e la sua ribalta, fino
ad oggi, ha avuto sempre la stessa faccia ... Se l'appartenenza
al segno del Capricorno le darà longevità, dovrà
affrontare l'altro transito più pericoloso della sua
vita: Urano sul Sole, sul terzo vertice di quel famoso triangolo.
Ma ci vuole ancora tanto tempo. Ciro Discepolo
Tratto dal libro Da Costanzo
a Nilde Jotti, edizioni Ricerca '90, 1992 |
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Una
tragedia sofoclea (15 napoletani da ricordare)
Come mai Pupetta Maresca trova un posto e di rilievo, in un Pantheon
ideale di napoletani da ricordare, al fianco di giureconsulti
e di principi del bisturi, attori, registi e scrittori di fama?
Una donna che ha ucciso e che ha trascorso oltre 10 anni in carcere
è lo stesso degna di essere ricordata, perché, come
ha dimostrato in maniera inappellabile la giustizia con una sua
sentenza, ella ha agito esclusivamente per amore e per desiderio
di giustizia, spinta a farsi vendetta da sola a causa dell'incerto
andamento e per le lungaggini delle prime indagini.
La vicenda che la riguardò avvenne negli anni '50, all'epoca
vi fu un grande risalto sulla stampa dell'episodio e tutti gli
italiani furono straordinariamente impressionati, non solo per
la personalità di Pupetta, ma anche per le modalità
del delitto, che presentò tutti gli aspetti della tragedia
sofoclea, inscindibilmente connessi sia alla modalità dell'assassinio,
sia alla reazione istintiva dell'opinione pubblica, la quale ebbe
grande comprensione e compassione, nel senso greco del termine,
verso la protagonista.
A Napoli le donne sono state da sempre delle grandi protagoniste
della storia e spesso la gioia, i dolori ed i furori della città
hanno trovato espressione in personaggi femminili, dalla forza
impulsiva, dalla irruenza generosa, dallo slancio materno.
Tutto ciò avviene da tempo immemorabile fino ai nostri
giorni, come cantano le parole della canzone di Baccini "Le
donne di Napoli": sono tutte delle mamme; le donne di Napoli
si gettano tra le fiamme.
Napoli ha espresso nei secoli degli archetipi ideali della città
femmina, dal ventre materno.
La Napoli generosa e tenace è stata rappresentata da Filumena
Maturano, quella terribile e materna dalla Medea di Porta Medina,
l'eroica da Marianna De Crescenzo, detta la "Sangiovannara",
la quale combatté a fianco dei garibaldini durante il crepuscolo
borbonico, fino a giungere ai giorni nostri con le Madri coraggio
dei quartieri spagnoli, emule di Don Chiscotte, che combattono
la loro difficile battaglia contro la droga e le signore della
camorra, che riproducono una sorta di primato simbolico della
donna nella cultura napoletana.
Tutte queste figure di donne sono tra loro molto diverse, alcune
parto della fantasia di qualche scrittore, ispiratosi a personaggi
realmente vissuti, altre sono donne in carne ed ossa, sangue e
muscoli, personalità vulcanica e furia indomabile.
In questa galleria ideale di soggetti femminili Pupetta Maresca
occupa una postazione particolare, come una sorta di spartiacque
tra ruoli, valori e comportamenti femminili tradizionali e gli
stessi ruoli visti in un'ottica più moderna, illuminati
da un femminismo antifemminista. Pupetta è bella, giovane,
coraggiosa e fedele alle tradizioni che nella cultura meridionale
vogliono la donna depositaria della vendetta, una implacabile
vestale custode della famiglia, di cui tiene perennemente acceso
il fuoco, anche, se necessario col fuoco delle armi.
Pupetta interpreta però in senso moderno il codice della
vendetta; non affida infatti il compito di santificarla agli uomini
della famiglia, ma si fa giustizia da sola, affrontando in pieno
giorno ed a viso scoperto il colpevole della morte del marito
con la furia di una leonessa.
Negli anni Pupetta ha intrapreso attività commerciali,
diventando una donna imprenditrice ed assumendo così un'immagine
complessa agli occhi dell'opinione pubblica; da un lato una donna
passionale dalle connotazioni familiari, domestiche e rassicuranti,
dall'altro una donna leader in grado di farsi largo nel commercio,
nonostante l'agguerrita concorrenza; coniugando in tal modo delle
qualità che di solito sono ritenute le une escludenti le
altre ed affermando una femminilità vittoriosa, senza negare
i caratteri più tradizionalmente femminili.
Pupetta nasce nel 1935 a Castellammare di Stabia e la sua famiglia,
i Maresca, costituisce un clan molto temuto, che domina sul mercato
della frutta. I suoi familiari sono soprannominati i "Lampetielli"
per la fulminea velocità con cui sono in grado di estrarre
un coltello dalla tasca. Da ragazza, Pupetta ha una fresca bellezza
popolare, con una lieve tendenza ad ingrassare. Ha capelli ed
occhi neri di una rara bellezza. La madre ha un nome arcaico,
Dolorinda, che anagrammato risuona "da in dolor". La
sua bellezza prorompente le permette giovanissima, ad appena 16,
anni di vincere un concorso di bellezza a Pomigliano d'Arco e
di mettersi così in evidenza.
Con la sua avvenenza riesce a far cadere ai suoi piedi, innamorato
pazzo, un colosso, Pascalone 'e Nola, un boss dei mercati generali
di Napoli, che viveva ossequioso di antiche liturgie di una mala
oramai superata. Pascalone 'e Nola è un personaggio mitico
per la sua statura fisica e per la sua personalità sostanzialmente
generosa. Egli è più volte coinvolto in reati annonari
e di contrabbando ed opera sul mercato ortofrutticolo di Napoli
con la funzione piuttosto misteriosa di presidente dei prezzi,
cioè di persona al di sopra delle parti, rispettato da
tutti ed incaricato di fissare un prezzo valido e vincolante per
tutti, i produttori da una parte ed i grossisti e gli esportatori
dall'altra.
Egli è uno degli ultimi esponenti di una camorra arcaica,
in estinzione, legata al prestigio individuale ed al rispetto
di ferree regole di comportamento, a codici segreti, a speciali
catechismi. È una camorra che vive nel mito del grande
capo, che in solitudine amministra la giustizia come un triste
eroe da puritanesimo suburbano, da mercato della frutta, da colpo
di rasoio sulla guancia, da sfregio permanente. Una camorra che
non aveva subito ancora il fascino tenebroso della mafia con i
suoi business internazionali, con lo spaccio della droga e la
collusione col potere politico.
Una foto del matrimonio ci mostra Pupetta tutta vestita di bianco
raggiante di felicità, al braccio del suo sposo, un uomo
alto e possente, una vera montagna. Egli dà il braccio
alla sposa e poggia la mano destra sull'addome, con le tozze dita
di contadino strettamente unite ad eccezione del pollice, che
involontariamente tiene diritto verso l'alto, quale inconscio
emblema fallico, in attesa della prima notte di nozze.
Si tratta di un classico matrimonio d'amore, che però permette
a Pascalone di compiere un salto di qualità, da piccolo
boss a camorrista di rango, grazie alla parentela acquisita con
la famiglia di Pupetta, i temuti "Lampetielli".
Dal matrimonio e dagli eventi successivi si ispirò il regista
Francesco Rosi nel suo famoso film "La sfida" interpretato
dalla bellissima Rosanna Schiaffino e da Juan Suarez, nel ruolo
di un grossista di ortaggi che si ribella alle spietate leggi
della camorra.
Dopo solo tre mesi di matrimonio, il 16 luglio, Pascalone viene
ucciso, apparentemente per futili motivi, in corso Novara.
Pupetta denuncia un ex socio di Pascalone, Antonio Esposito, quale
mandante dell'omicidio, ma le indagini della polizia vanno avanti
lentamente con alterne vicende. La vedova, in attesa di un figlio,
ribadisce più volte le sue accuse e rifiuta sdegnosamente,
sola contro tutti, le profferte amichevoli per chiudere la vicenda.
Quindi Pupetta, stanca e delusa del prolungarsi delle indagini
si reca nel negozio di Antonio Esposito e lo invita a venir fuori
in strada per discutere. Il gangster ignaro di ciò che
sta per accadere acconsente ed accarezza il viso di Pupetta con
gesto da boss clemente e protettivo e le sorride con ironia, ma
la ragazza fulmineamente estrae la pistola e lo colpisce a morte,
fuggendo poi sui monti Lattari, ove verrà arrestata dopo
qualche giorno.
La bella vedova vendicatrice diviene un'eroina nella fantasia
popolare.
La Corte di Assise che doveva giudicarla deve trasferirsi nei
giorni del processo da Castel Capuano nell'ex convento di San
Domenico Maggiore, ove esisteva un'aula per udienze grandissima,
che però risultò insufficiente a contenere tutto
il pubblico che avrebbe voluto assistere al dibattimento.
In primo grado vennero inflitti 18 anni di carcere, che furono
ridotti di 5 anni dalla corte di Assise d'appello, che nel 1960
riconobbe la vedova colpevole di omicidio premeditato con l'attenuante
della provocazione.
Nel carcere di Poggioreale, nascerà Pascalino, il figlio
del marito ucciso. Scontata la pena, ulteriormente ridotta di
3 anni, Pupetta fu liberata il giorno di Pasqua del 1965 e ritornò
nella sua città, Castellammare, con le campane che suonavano
a festa, in maniera trionfale, rispettata da tutti, grazie anche
al prestigio della propria famiglia che vanta antiche e potenti
amicizie.
Grazie alla notorietà conquistata, ma soprattutto in virtù
della sua fiera bellezza mediterranea, prese parte a due film
che ebbero un certo successo di pubblico. Ha interpretato "Delitto
a Posillipo" una sorta di racconto autobiografico ambientato
sulla celebre collina napoletana e quindi "Londra chiama
Napoli".
Continuò ad allevare con l'aiuto dei genitori, il figliolo
avuto da Pascalone e per riempire il vuoto sentimentale si innamorò
di un giovane boss emergente Umberto Ammaturo, che in seguito
divenne uno dei maggiori trafficanti di droga del mondo.
Dall'unione, contrastata dalla stessa famiglia di Pupetta, nascono
due figli Roberto ed Antonella.
L'amore è passionale, ma i periodi di tempo da trascorrere
insieme sono molto ridotti, è un continuo rincorrersi per
incontrarsi, mentre uno usciva di galera l'altro ci entrava, mentre
lei tornava in libertà lui evadeva o si dava alla latitanza.
La vita di Pupetta che nel frattempo si è dedicata al commercio,
aprendo una boutique a via Bisignano, nella zona in di Napoli
è molto movimentata sotto il profilo giudiziario. Viene
infatti accusata di aver organizzato il delitto Galli, il massacro
del criminologo Semerari, di aver tentato estorsioni ad una banca,
di commercio di droga, di associazione camorristica. Da tutte
queste accuse viene sempre assolta, a volte in istruttoria, a
volte con sentenza.
Durante un'infuocata conferenza stampa tenuta nel circolo dei
giornalisti prende posizione contro Cutolo, minacciandolo apertamente
di feroci rappresaglie, se qualcuno della nuova camorra organizzata
avesse toccato qualche suo familiare.
Poi una sciagura si abbatte su Pupetta: la scomparsa nel nulla
del figlio Pascalino, che lei aveva partorito nel carcere di Poggioreale
e che non aveva mai conosciuto il padre, pur portando il suo nome.
Egli aveva la faccia paffuta come la mamma e come lei gli occhi
neri e penetranti che ti guardano fissi e provocatori, ma nelle
vene scorreva il sangue del padre, del quale voleva seguire la
leggenda. Da tempo aveva messo su un piccolo clan, ma all'improvviso
sparisce, forse per aver affrontato gli stessi boss di quel clan
che 18 anni prima avevano ucciso il padre.
Un giudice, in seguito radiato dalla magistratura per altre faccende,
emette undici mandati di cattura per il rapimento di Pascalino.
Vengono arrestati tra gli altri Spavone, il famigerato "malommo",
Gaetano Orlando, l'uccisore di Pascalone 'e Nola, che da poco
era uscito dal carcere e lo stesso Umberto Ammaturo, che pare
fosse stato gravemente offeso dal ragazzo.
Durante un lungo periodo di latitanza, Ammaturo viene arrestato
in Brasile, ove tesseva le fila del commercio internazionale della
droga. In sua compagnia viene arrestata la sua fidanzata Yohanna
Valdez, una bellissima peruviana, che aveva dato al boss due bambini.
Pupetta è annientata da questa scoperta, ma conserva la
sua antica dignità di donna, dichiarando: "Per me
Umberto non esiste più, è morto; resta solo il padre
dei miei figli che gli vogliono bene e lo rispettano come è
loro dovere".
In seguito Pupetta dovrà chiudere un suo negozio di via
Leopardi per i continui furti e le devastazioni di cui era fatto
oggetto e si ritira a Castellammare, ove apre un nuovo esercizio
commerciale, in un ambiente più tranquillo, cercando un
po' di serenità nell'amore e nella vicinanza dei suoi due
figli, uno dei quali, la ragazza, è gravemente malata di
cuore.
Gli ultimi episodi in cui Pupetta assurge all'onore delle cronache
sono storie dei nostri giorni. Una nuova accusa questa volta di
usura, giusto per cambiare, e la telenovela ancora in corso sullo
sceneggiato televisivo, che nel 1982 la RAI aveva preparato sulle
sue vicende, interpretato da una giovanissima Alessandra Mussolini,
alla sua prima ed unica esperienza di protagonista.
Il filmato fu bloccato dal pretore di Roma nel marzo 1983, su
istanza dei legali di Pupetta, che ritenevano lo sceneggiato lesivo
dell'onorabilità della loro cliente.
Dopo due anni, grazie alla solerzia della magistratura, che si
è pronunciata rapidamente, sulla vicenda, la RAI, sbloccato
lo sceneggiato, ne prepara la messa in onda per il 30 giugno 1994.
Grande attesa da parte dei telespettatori, soprattutto per poter
ammirare una ancora acerba Alessandra Mussolini, nipote del Duce
ed ora deputato, nella parte di Pupetta, ma all'ultimo momento
l'annunciatrice con un sorriso avverte che di nuovo la magistratura
su istanza degli avvocati di parte ha sequestrato lo sceneggiato
per ulteriori accertamenti. Perciò arrivederci verso il
2010 alle ore 22,45 su RAI 3.
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CORRIERE DELLA SERA (2 luglio 1994)
LA " VEDOVA NERA " DI 40 ANNI FA
Pupetta Maresca: i bambini non li devono toccare
" Quando si ammazza ' na creatura vuol dire che e' finito
tutto. Conviene sbarrare la porta e restarsene tappati in casa
"
Pupetta Maresca: i bambini non li devono toccare
"Quando si ammazza ' na creatura vuol dire che e' finito
tutto Conviene sbarrare la porta e restarsene tappati in casa".
NAPOLI . "Maronna mia, e come se fa a campa'
accussi' ... Voi la chiamate vita, questa? Eh no, per me quando
si arriva a uccidere un bambino, vuol dire che e' finito tutto.
Vede, anche gli assassini dovrebbero avere una coscienza e pensare
che prima o poi finiranno davanti a Dio. Ebbene, quel giorno '
sti signori che cosa racconteranno? Che hanno ammazzato ' na creatura
di due anni? E' uno schifo, sentite a me. Uno schifo...".
Pupetta Maresca ha la voce arrochita dalla stanchezza e dal dolore.
Quella che fu la "vedova nera" della camorra, oggi e'
una signora di 60 anni che vive all' ombra di molti ricordi, volti
e storie che il tempo avvolge ormai nella nebbia. Il suo passato
e' una galleria di ritratti polverosi, lungo piano sequenza d'
una Napoli in bianco e nero popolata di "padrini" come
Pasquale Simonetti, detto "Pascalone ' e Nola", l' uomo
che Pupetta sposo' 40 anni fa e del quale vendico' la morte tre
mesi dopo le nozze; oppure di boss feroci come Umberto Ammaturo,
suo compagno di vita per molti anni, uno dei primi a importare
droga nella provincia vesuviana e a passare poi tra le file dei
collaboratori di giustizia. Tutte vicende che ormai hanno i contorni
ingialliti dagli anni e che sbiadiscono ancor di piu' dinanzi
alle immagini rosso sangue di una camorra pronta ad ammazzare
anche i bambini pur di condurre i suoi affari. "Ho sentito
la notizia mercoledi' sera al telegiornale . continua Pupetta
. e ho pensato: Gesu' , Gesu' , ma questo veramente dice? Hanno
acciso ' nu piccirillo di due anni? Credetemi, sono rimasta tanto
sconvolta che non ho capito piu' niente... E non e' la prima volta
che succede. Non ce la faccio piu' a sopportare ' sta roba...
e sapesse quanta gente la pensa come me. Qui si trema a ogni rumore
e, fatto il pari e dispari, conviene sbarrare la porta e restarsene
tappati in casa, perche' se te ne vai a passeggio non sai mai
che cosa ti puo' capitare...". E prima, invece, era diverso?
"Prima, prima... ma prima quando? Io vi dico che adesso non
si campa piu' , punto e basta. Per il resto, lasciatemi in pace...
Voi state qua a fare domande, ma il dolore di quella madre, signore
caro, io lo conosco bene. Ed e' una cosa che non si puo' descrivere:
ti senti come se ti strappassero la carne di dosso e finisci per
non capire piu' niente...". Fu in una sera d' inverno del
1974 che scomparve Pasqualino Simonetti, il figlio che Pupetta
portava in grembo quando vendico' il marito. La "lupara bianca"
della camorra cancello' ogni traccia di quel ragazzo dall' aria
spaccona. "Quarant' anni fa venni travolta da un destino
piu' grande di me . racconta la donna .. Amavo Pascalone piu'
di me stessa. Adesso vorrei un po' di pace. E invece mi guardo
intorno e non trovo che violenza. Sono stata sveglia tutta la
notte pensando a quell' anima di Dio... si chiamava Gioacchino,
eh?... L' hanno ucciso come un cane, ma che colpa aveva? I bambini
bisogna lasciarli stare, non si devono toccare". Un tempo
era cosi' che andavano le cose, no? "Spiegatevi meglio...".
La vecchia camorra non avrebbe mai puntato la pistola contro un
bimbo, ne' avrebbe mai preso a bersaglio una donna. Quel codice
d' onore oggi non esiste piu' ? "Ma di quale codice state
parlando? Io non conosco nessun codice. Anzi scusatemi, ma me
ne devo proprio andare...".
D' Errico Enzo
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Camorra: mafia campana
Pascalone 'e Nola e Pupetta Maresca
La vicenda, all'epoca di grandissima attualità,
di un capo della camorra e di sua moglie
Negli anni cinquanta del Novecento,
in Campania, si sviluppava il mercato ortofrutticolo che dava
da vivere a tanti onesti lavoratori, ma anche a camorristi. Fra
questi vi era pure Pasquale Simonetti, detto Pascalone e' Nola,
originario di Palma Campania, persona decisa, che non si faceva
passare la mosca per il naso, uso ad utilizzare le armi e al contrabbando
di sigarette. Pascalone veniva spesso interpellato dai cittadini
per chiedere giustizia. Una volta una ragazza che era rimasta
incinta, dopo che il fidanzato s'era fatto uccel di bosco, si
rivolse a lui per trovare una soluzione. Pascalone andò
dal giovane e gli disse: "Guagliò, io devo spendere
per voi dieci mila lire in fiori. Preferite i fiori per il funerale
o per il matrimonio?". Il giovanotto preferì i fiori
per il matrimonio. Nel 1955 Pascalone si sposava con Pupetta Maresca,
ma dopo solo qualche mese dal matrimonio, un rivale,Totonno e'
Pumigliano, lo feriva a morte. Prima di morire avrebbe potuto
dire alle forze dell'ordine il nome del suo feritore, ma, in pieno
stile mafioso, non parlò e disse il nome solo a sua moglie.
Era già accaduto più volte nella storia della camorra
che taluni camorristi, gravemente feriti o addirittura sfigurati,
abbiano deciso di non parlare, acquisendo ulteriore autorevolezza
delinquenziale e conquistando persino il rispetto dei loro rivali
e feritori. Pupetta, già figlia d'arte, lasciò passare
qualche tempo e poi personalmente uccise l'assassino del marito
(cfr. la storia della camorra proposta da Salvatore Scarpino,
Fenice 2000 editore). La pena detentiva che subì Pupetta
non fu particolarmente forte, tanto che una volta uscita dal carcere
potè rifarsi una vita. |
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Pasquale
Simonetti, detto "Pascalone 'e Nola"
All’inizio degli anni ‘50 è
uno dei boss emergenti della camorra napoletana.
Dopo vari scontri armati con gruppi rivali, e un periodo di tempo
trascorso in carcere, Simonetti aveva abbandonato il contrabbando
di sigarette ed entra in affari con Antonio Esposito, detto Totonno
‘e Pomigliano, altro pezzo da novanta della malavita napoletana,
produttore di frutta secca e in buoni rapporti con i politici,
tanto che al suo funerale si disse che ben dodici deputati inviarono
corone di fiori. Pascalone cambia genere d’affari e si lancia
nel mercato ortofrutticolo.
E’ la camorra rurale che viveva del racket nei mercati e
sui contadini della provincia tra Nola, Pomigliano, Giugliano,
Scafati, Pagani, Marano, inventandosi il ruolo di ‘protettrice”
di contadini e commercianti, cui chiede, in cambio della protezione,
il diritto di fissare il prezzo dei prodotti, la data del raccolto,
dello scarico e i nominativi degli acquirenti, controllando in
questo modo l’intero percorso della produzione ortofrutticola.
Pascalone è uno dei cosiddetti “presidenti dei prezzi”,
assieme agli altri “uomini di rispetto” come Antonio
Esposito, Alfredo Maisto, Francesco Antonio Tuccillo, arriva a
guadagnare fino a cento lire per ogni quintale di patate venduto
al mercato di Nola, un mercato che commercia circa 40.000 quintali
di patate al giorno.
Uomo deciso, fisicamente una montagna, temerario al punto da schiaffegiare
in pubblico Lucky Luciano all’ippodromo di Agnano, Pascalone
veniva spesso interpellato dai concittadini per chiedere giustizia.
Si racconta che una volta, una ragazza che era rimasta incinta,
dopo che il fidanzato s’era fatto uccel di bosco, si rivolse
a lui per trovare una soluzione. Pascalone andò dal giovane
e gli disse: “Guagliò, io devo spendere per voi dieci
mila lire in fiori. Preferite i fiori per il funerale o per il
matrimonio?”. Il giovanotto preferì i fiori per il
matrimonio.
Verso la metà degli anni ‘50, però, avviene
una nuova riconversione dell’economia nazionale che mette
in crisi i traffici camorristici legati alla campagna. Le grandi
industrie conserviere aprono uffici nel centro di Napoli e, presentandosi
sul mercato, come prima mossa giocano al ribasso, costringendo
sia i contadini sia i mediatori a vendere sottocosto.
Il campo d’azione della camorra va sempre più restringendosi,
ormai controlla solo una piccola parte del mercato, quello che
va dai piccoli coltivatori ai dettaglianti al minuto, non garantendo
più ampi guadagni per tutti.
Già nel 1952 Pascalone si era scontrato con i Maisto affrontandoli
a colpi di pistola nelle strade di Melito. Ma i contrasti maggiori
“Pascalone ‘e Nola” li aveva con il suo vecchio
socio, Antonio Esposito. Tra Esposito e Simonetti la tensione
era sempre alta e i dissidi sui guadagni delle mediazioni vennero
più volte sedati dall’intervento di Tuccillo.
La mattina del 16 luglio 1955, “Pascalone” era in
corso Novara, nei pressi del mercato ortofrutticolo, quando incrociò
Gaetano Orlando, detto “Tanino ‘e bastimento”,
figlio di un ex sindaco di Marano e considerato amico di Antonio
Esposito.
Orlando incorciò lo sguardo di Simonetti senza salutarlo.
Un affronto in piena regola per i codici della camorra rurale,
un vero e proprio sgarbo per un “presidente dei prezzi”.
Simonetti alzò la voce, ma la risposta fu sprezzante: “e
tu saresti Pascalone ‘e Nola?”.
Tirarono fuori le pistole, Orlando sparò e colpì
Simonetti all’addome.
Al processo, «Tanino ‘e bastimento», morto per
cause naturali qualche anno fa, dichiarò di aver sparato
per legittima difesa e che anche Simonetti era armato. Verità
poi riconosciuta dopo un lunghissimo iter giudiziario poiché
Pascalone oramai morente non volle fare il nome del suo aggressore
a nessuno se non alla moglie Pupetta Maresca per essere vendicato
secondo il codice camorristico.
Pupetta lo vendicherà uccidendo il mandante Antonio Esposito
sebbe incinta di sei mesi.
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La camorra
negli anni 50" e I mercati ortofrutticoli
Se il contrabbando è l'attività principale in
città, nella provincia i mercati ortofrutticoli diventano
il luogo di affari privilegiato dalla malavita. Sulle transazioni,
i grossi guappi impongono estorsioni, determinano i prezzi a
favore di chi paga di più. L'intimidazione, qualche buona
revolverata servono a convincere i più riottosi. Nascono
i nomi che, in quegli anni, incutono paura. Come Alfredo Maisto,
originario di Giugliano, che affronta due scontri a fuoco: con
Pasquale Simonetti, detto Pascalone 'e Nola, e con Raffaele
Baiano, detto Papele 'e pacci pacci. Da solo, pistola in pugno,
contro diversi avversari. Fa capire che per tutti è meglio
non sconfinare in zone altrui. A ciascuno il suo spazio.
Ma di tutti certamente è Pasquale Simonetti l'uomo destinato
a diventare il capo più temuto. I suoi interessi illegali
sono indirizzati sul contrabbando di benzina e sigarette, un
poco di commercio di stupefacenti, ma soprattutto sul controllo
dei mercati ortofrutticoli. Pascalone viene nominato presidente
dei prezzi. È lui ad imporre l'andamento delle transazioni
della frutta e della verdura. Il giro d'affari intorno a questi
mercati è di alcuni miliardi. Un'attività delicata,
per il guappo-camorrista, capace, con la sua forza di intimidazione,
di controllare questo giro economico. Molti commercianti dei
mercati girano armati. Sono violenti. Quel posto non è
un luogo di educande. E violenza chiama violenza. Chi commercia
sa che, in mancanza di altre leggi, da quelle parti si impone
solo chi è più forte e coraggioso. Lo sa bene
la famiglia Esposito, titolare della società «Fratelli
Esposito», iscritta regolarmente alla Camera di commercio.
Quello che sa farsi rispettare di più è Antonio,
detto Totonno 'e Pomigliano. Non è per nulla un agnellino.
Già nel 1930 viene condannato per lesioni.
Il centro di tutto è il corso Novara, zona a occidente
di Napoli, nei pressi della stazione ferroviaria, strada con
un grande ufficio postale, molte banche. È qui che si
vende un terzo dell'esportazione italiana di frutta e agrumi.
Un giro di affari, con le altre produzioni, di circa 28 miliardi.
Tutte le contrattazioni si svolgono all'aria aperta, per strada.
È questo il regno di Pascalone, che controlla tutte le
merci da contrattare. Ha rapporti con le industrie di trasformazione
dei prodotti agricoli, anticipa soldi ai contadini e si assicura
il prodotto fin dalla semina, ma soprattutto impone i prezzi.
Ogni giorno, da lui, quasi fosse la borsa-merci o il borsino
dei titoli, i frequentatori del mercato vanno a chiedere le
cifre di vendita per patate e pomodori. Naturalmente, tutti
si adeguano. Chi non lo fa, rischia grosso. La pelle.
Niente legge del mercato, niente domanda e offerta, ma solo
la volontà di chi ha più forza di intimidazione.
È il controllo di un importante settore dell'economia
napoletana. Tutto in mano alla camorra, definita «rurale»
da Isaia Sales, o «nuova camorra» dai giornalisti
negli anni '50. I due presidenti dei prezzi sono Pasquale Simonetti
e Antonio Esposito. Pascalone guadagna cento lire per ogni quintale
di patate, quattro milioni al mese. Una enormità, per
quegli anni '50. Pupetta Maresca, la bella e giovane donna di
Pascalone, definisce quei soldi «un omaggio degli esportatori».
Antonio
Esposito e Pasquale Simonetti
Il 16 luglio 1955 viene ucciso Pascalone 'e Nola. A sparargli
è Gaetano Orlando, detto Tanino 'e bastimento, amico di
Antonio Esposito. Un omicidio su commissione o una morte casuale?
Tre mesi dopo, il 4 ottobre, Pupetta Maresca (figlia di don Antonio,
guappo della famiglia di Castellammare detta dei lampetielli)
vendica il suo uomo e uccide don Antonio Esposito. Sono ancora
i tempi degli omicidi a viso aperto. L'uomo di rispetto deve farsi
un nome attraverso il gesto coraggioso. E importante che il racconto
dell'azione circoli in certi ambienti. Il personaggio, l'«uomo
positivo», nasce ancora attraverso il racconto bocca a bocca.
Non è ancora il tempo dei boss da prima pagina, dei personaggi
malavitosi fatti quasi eroi, con la descrizione di gesta, precedenti,
rapporti familiari. Nel '59, proprio al processo a Pupetta Maresca,
commenta il Pm Antonio De Franciscis: «Questo è un
processo a un particolare ambiente sociale, dominato dalla sopraffazione
di pochi. Pupetta è prigioniera di una causale della malavita.
Non ha fondamento la tesi del delitto d'amore».
Matrimonio
di Pascalone e Pupetta
Sull'omicidio di Pascalone 'e Nola, è ormai radicata la
convinzione del delitto su commissione. Una tesi sviluppata anche
dal regista Francesco Rosi nei film «La sfida» e «Le
mani sulla città», girati su queste vicende. Ma la
Corte di Cassazione, nel '63, delinea una versione giudiziaria
diversa: Orlando ha ucciso per legittima difesa. Ecco un passo
di quella sentenza: «Aveva l'Orlando ragionevole motivo
di supporre che il Pascalone portasse la pistola? E tenuto presente
cheil gesto di costui precedette certamente l'esplosione del colpo,
altrimenti il polso non poteva essere attinto, aveva l'Orlando
il ragionevole motivo di supporre che quel gesto fosse diretto
ad estrarre l'arma? Questo aspetto suggestivo della causa è
stato completamente trascurato e lo è stato sempre perché,
una volta avviatisi sulla preconcetta via della premeditazione,
quella relativa all'inopinatezza dell'incidente viene pregiudizialmente
scordata. La sentenza di merito, in altri termini, si è
rifiutata di considerare questa ipotesi perché esclusa
dalla ritenuta premeditazione. Pertanto, per la Corte di merito,
perde ogni valore la deposizione del testo Covino Cosimo, che
dice di aver visto l'arma cadere dalle mani del Simonetti o di
quello che avrebbe avuto un'analoga confidenza da parte del Pascalone
ferito, cioè il Moretti, quando lo accompagnò dopo
un lungo viaggio all'ospedale. E così, apoditticamente,
per la Corte di merito sia l'unicità del colpo che la regione
colpita doveva essere frutto di premeditazione, trascurando così
che la premeditazione avrebbe dovuto riflettere logicamente la
necessità che la vittima potesse, dopo il ferimento, parlare».
Gaetano Orlando resta in carcere dal 1955 al 1971. Un'esperienza
amara. Lui, Tanino 'e bastimento, così la spiega: «Non
so perché quel mastodontico castello di accuse. Dovevano
colpire mio padre, che era l'unico sindaco comunista della Campania.
Ed ecco che gli affibbiarono il figlio sicario».
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«Qualcuno si è
incassato la mia vincita al SuperEnalotto»
Pupetta Maresca: truffata di 21 mld
3/6/2000 Pupetta Maresca
NAPOLI - Assunta «Pupetta»
Maresca, 65 anni, nota per aver legato il suo nome a vicende di
camorra che hanno anche ispirato un film, è stata truffata
di una vincita da 21 miliardi al Superenalotto. Lo ha denunciato
la stessa Maresca in un esposto ai carabinieri di Castellammare.
La vicenda - secondo lesposto - ha avuto inizio il 3 marzo
scorso quando la Maresca incaricò un suo factotum, Giovanni
Boscaglia, 67 anni (pregiudicato e sorvegliato speciale per presunti
legami con la camorra), di giocare una serie di numeri al Superenalotto.
La giocata fatta dalluomo alla ricevitoria al corso Umberto
a Napoli consentì di realizzate uno dei due 6 con una vincita
di circa 21 miliardi di lire. Boscaglia, dietro le insistenze
della donna, avrebbe dapprima sostenuto di aver vinto solo un
quarto del premio, attraverso una caratura, poi si sarebbe convinto
a consegnare la metà della somma con un accordo presso
un notaio di Castellammare di Stabia. In base a tale accordo,
Boscaglia avrebbe dovuto consegnare il biglietto vincente al notaio
il quale avrebbe poi provveduto a incassare lassegno e a
distribuire il denaro in parti uguali. Ma quando il professionista
trasmise il tagliando alla Sisal, risultò un falso. Il
biglietto autentico risultava invece già incassato. Pupetta
Maresca il 23 maggio ha denunciato Boscaglia per appropriazione
indebita, truffa ed estorsione. La versione della Maresca è
stata confermata dal notaio di Castellammare, ascoltato dai carabinieri.Linchiesta
è coordinata dal pm di Torre Annunziata Paolo Fortuna.
Laccusato, è stato rintracciato, ricoverato da qualche
giorno allospedale Monaldi di Napoli per problemi respiratori.
Pupetta Maresca fu arrestata nel 1955 per lomicidio del
commerciante Antonio Esposito, ritenuto il mandante delluccisione
di suo marito, Pasquale Simonetti, detto Pascalone e Nola,
assassinato il 16 luglio 1955 al corso Novara a Napoli. La sua
vicenda ispirò un film di Francesco Rosi «La Sfida».
Pupetta Maresca fu anche protagonista di un film («Delitto
a Posillipo»).
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OMICIDA: Assunta Maresca, detta
Pupetta
VITTIMA: Antonio Esposito
LUOGO E DATA: Napoli, 4 agosto 1955
CORPI DI REATO: una pistola, due rivoltelle
PROVENIENZA: Napoli, Tribunale penale, 1967
Assunta Maresca, detta Pupetta, il
27 aprile 1955 sposa Pasquale Simonetti, detto Pascalone e
Nola, boss emergente della camorra napoletana. Dopo vari scontri
armati con gruppi rivali, e un periodo di tempo trascorso in carcere,
Simonetti abbandona il contrabbando di sigarette ed entra in affari
con Antonio Esposito, detto Totonno e Pomigliano, altro
pezzo da novanta della malavita napoletana, cambiando genere daffari
e lanciandosi nel mercato ortofrutticolo. La malavita sinventa
il ruolo di protettrice di contadini e commercianti,
cui chiede, in cambio della protezione, il diritto di fissare
il prezzo dei prodotti, la data del raccolto, dello scarico e
i nominativi degli acquirenti. La camorra controlla in questo
modo lintero percorso della produzione ortofrutticola.
Verso la metà degli anni 50,
però, avviene una nuova riconversione delleconomia
nazionale che mette in crisi i loschi traffici della camorra.
Le grandi industrie conserviere aprono uffici nel centro di Napoli
e, presentandosi sul mercato, come prima mossa giocano al ribasso,
costringendo sia i contadini sia i mediatori a vendere sottocosto.
Il campo dazione della camorra va sempre più restringendosi,
ormai controlla solo una piccola parte del mercato, quello che
va dai piccoli coltivatori ai dettaglianti al minuto, non garantendo
più ampi guadagni per tutti. È necessario sgomberare
il campo eliminando chi vuole fare la parte del leone. La vittima
eccellente è Pasquale Simonetti che il 16 luglio 1955 cade
sotto i colpi di pistola esplosi da Gaetano Orlando, ma il mandante
dellomicidio è Antonio Esposito, ex amico e socio
in affari della vittima.
Pupetta, incinta di sei mesi, decide
di vendicare la morte del marito. Accompagnata dal fratello Ciro
e dallautista Nicola Vistocco, il 4 agosto 1955 Pupetta
si reca nellaffollata via Novara, nei pressi della stazione
ferroviaria di Napoli, e sosta davanti al bar Grandone, poco distante
dal luogo dove Pasquale Simonetti è stato ucciso. Antonio
Esposito è allinterno del bar, Pupetta laffronta
e gli scarica addosso il caricatore della pistola, ma la sete
di vendetta è tanto forte che afferra anche larma
del fratello e continua a sparare sul camorrista. Eseguita la
vendetta, Pupetta sallontana a piedi con Ciro. Viene arrestata
allalba del 14 ottobre 1955. Il processo inizia nellaprile
1959 presso la Corte dAssise di Napoli. Il Tribunale la
condanna a 18 anni di carcere, ridotti poi a 13 anni e 4 mesi
in appello. Riceve la grazia nel 1965.
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CORRIERE DELLA SERA (2 luglio 1994)
parla la vedova di Pascalone, che uccise per vendicare il marito
e si oppone alla ricostruzione tv: " il caso Pupetta Maresca
"
Pupetta:
quel film e' una sfida
" una tragedia vera non puo' essere ridotta a una brutta
sceneggiata " .
" ho un' idea su quella produzione: penso che qualcuno
vuole danneggiare in politica Alessandra Mussolini che mi interpreta.
la camorra? solo un ricordo. oggi lavoro nell' abbigliamento
"
Parla la vedova di Pascalone, che uccise per vendicare il marito
e si oppone alla ricostruzione tv TITOLO: Pupetta: quel film
e' una sfida "Ho un' idea su quella produzione: penso che
qualcuno vuole danneggiare in politica Alessandra Mussolini
che mi interpreta La camorra? Solo un ricordo. Oggi lavoro nell'
abbigliamento" "Una tragedia vera non puo' essere
ridotta a una brutta sceneggiata"
- NAPOLI . "Caro signore, la tragedia
mia la sanno tutti e la sapete pure voi: ho ucciso per amore,
mica per fare una sceneggiata. Avevo 19 anni e Pascalone
era l' uomo dei miei sogni... Ma i sogni finiscono presto, purtroppo:
siamo stati sposati 80 giorni, il tempo di un sospiro, e poi...
Poi me l' hanno ammazzato e ho perso tutto: l' innocenza, la
giovinezza, la passione, i figli... D' accordo, ho sbagliato,
ma ho anche pagato caro il prezzo di quell' errore. E adesso
basta... Non voglio che la mia vita venga impastata con le bugie
di un polpettone televisivo. Quindi mi battero' fino all' ultimo
per impedire che quello sceneggiato sia messo in onda".
Ha 59 anni, oggi, Pupetta Maresca. Ma le impronte del tempo
non sono riuscite a cancellare dal suo volto l' ombra della
bellezza giovanile. E' stata la "vedova nera" della
camorra, la compagna di un boss feroce come Umberto Ammaturo,
la vestale dell' alleanza criminale contro Raffaele Cutolo.
Ma ora dice di essere soltanto una donna qualunque, una che
si arrangia a campare e spera di essere dimenticata in fretta.
Il suo nome, pero' , e' tornato alla ribalta in questi giorni,
dopo che la magistratura romana ha bloccato per la seconda volta
la programmazione de "Il caso Pupetta Maresca", un
film tv realizzato nell' 82 e inserito da Rai Tre nel palinsesto
di giovedi' scorso. E' un braccio di ferro, quello fra i dirigenti
televisivi e gli avvocati Filippo Trofino e Salvatore Sellitti,
che va avanti da tempo. E che chissa' quando finira' . Anche
perche' di mezzo c' e' un altro nome eccellente, sia pur distante
mille miglia da quello di Pupetta. Protagonista del film, infatti,
e' una Alessandra Mussolini ancora lontana dai banchi di Montecitorio
e agli albori della sua breve carriera di attrice. "Mi
fecero vedere il film poco tempo dopo che l' avevano finito.
A quel tempo ero in carcere, ma ricordo che protestai subito
. racconta Pupetta . Hanno trasformato la mia vita in una sequenza
di fesserie. Faccio un esempio: c' e' una scena in cui bacio
la pistola davanti a un quadro della Madonna e giuro di vendicare
la morte di mio marito. Oppure un' altra in cui mio fratello
viene schiaffeggiato dall' assassino di Pascalone... Tutte stupidaggini,
cose mai avvenute, che i signori della Rai hanno inventato per
speculare sulla mia dignita' . E poi la vertenza giudiziaria
e' ancora in corso: non possono permettersi di mandare in onda
quella schifezza". E la Mussolini si e' prestata al gioco?
"Ma no... Anzi, si sono serviti di lei: hanno approfittato
di una ragazza che, all' epoca, forse era ancora ingenua. Non
la conosco di persona, ma devo dire che e' simpatica. Le auguro
di fare molta strada in politica, anche se io sono una persona
all' antica: le donne in Parlamento proprio non ce le vedo,
non e' il posto loro. Quelle sono cose da uomini...". Uomini
come il suo Pascalone? "No, che c' entra... La nostra era
una passione vera, roba che il tempo non cancella: sono passati
quarant' anni, ormai, ma io piango ancora per lui. Se il film
avesse rispecchiato fedelmente i fatti, non mi sarei opposta.
Ma cosi' no, una tragedia non puo' essere ridotta a una brutta
sceneggiata. Io ho perso tutto: l' uomo che amavo, i figli,
la giovinezza... Adesso vorrei un po' di pace". E invece?
"Invece la Rai mi perseguita. E io credo di sapere anche
perche' ". Lo spieghi allora. "Questa polemica e'
strumentale. Vogliono mandare in onda il film per colpire la
Mussolini e creare scompiglio nel mondo politico. Io di simili
faccende non me ne intendo, ma credo che sia questo il loro
obiettivo. E stanno freschi se pensano che rimarro' a guardare:
sappiano che mi battero' con tutte le forze per evitare questo
scempio. E poi basta, sembra che ogni cosa sia colpa della camorra
e della mafia...". Come? "L' ho gia' detto: avevo
19 anni, ero una ragazzina, che potevo saperne io della camorra...
Ho ucciso per amore, ero disperata. Ecco, se quello sceneggiato
servisse a insegnare qualcosa ai giovani, sarei la prima a dire:
mandatelo in onda. Invece e' soltanto un brutto film".
Ma lei con la camorra ha davvero chiuso? "E c' e' bisogno
di chiedermelo? Fino a qualche tempo fa avevo dei negozi di
abbigliamento, poi sono stata costretta a chiuderli". E
adesso? "Tiro a campare lavorando per una signora di Roma
che s' occupa di import export sempre nel settore dei vestiti:
io le procuro la merce, tutta roba pulita e con tanto di fattura,
e lei mi da' una percentuale. Mi creda, sono una donna onesta,
che chiede solo di essere dimenticata. Fatemi rimanere sola,
in compagnia dei miei ricordi, e forse potro' essere felice.
Finalmente".
D' Errico Enzo
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